La scissione di Renzi agita il Pd

Rosato parla di «separazione consensuale», ma di consensuale c'è ben poco. L'ex premier starebbe formando i nuovi gruppi parlamentari, ma non tutti in casa dem sono d’accordo. Zingaretti: «Dividersi è un gravissimo errore che l'Italia non capirebbe»

I fedelissimi di Matteo Renzi, Ettore Rosato e Ivan Scalfarotto, parlano già di «separazione consensuale». Secondo alcune indiscrezioni sarebbero già pronti i gruppi parlamentari della nuova formazione renziana. Per il segretario del Partito democratico «dividersi è un gravissimo errore che l’Italia non capirebbe». Carlo Calenda attacca: «Scissione dopo aver occupato i posti di Governo». Dario Franceschini, invece, cerca di ricucire lo strappo: «Il Pd è casa tua». Renzi, dal canto suo, non commenta le indiscrezioni: «Di politica nazionale parleremo alla Leopolda e sarò chiaro come mai in passato».

Il conto alla rovescia è iniziato: per sapere come sarà il futuro assetto del Partito democratico bisognerà aspettare domenica 20 ottobre, giorno di chiusura della Leopolda a Firenze. Solo allora si capirà se Matteo Renzi ha davvero intenzione di lasciare il Pd e fondare un suo partito. Intanto si rincorrono le voci che sarebbero pronti i nuovi gruppi che Renzi potrebbe tenere a battesimo alla Camera e al Senato. Secondo fonti renziane, nascerebbero non contro il governo, ma a suo sostegno. E sarebbero le fondamentae di quella che i renziani definiscono una nuova «casa». L’accelerazione è arrivata dopo che Renzi non è riuscito a incassare quanto chiedeva: 5 tra viceministri e sottosegretari, dopo aver ottenuto i dicasteri di Famiglia e Agricoltura. Alla Camera ci sarebbero già i venti deputati necessari alla nascita di un gruppo, il cui volto potrebbe essere Luigi Marattin, mentre l’ipotesi è che Teresa Bellanova diventi il capo delegazione nel governo. Ettore Rosato avrebbe invece un incarico di coordinamento nel nuovo soggetto politico.

Un evento a lungo temuto praticamente da quando Matteo Renzi non è più segretario. Nicola Zingaretti predica da sempre unità: «Scissione? Spero di no perché un Pd unito serve alla democrazia italiana e serve alla stabilità del governo», ha detto il segretario del Pd alla festa de l’Unità di Torino. «Serve un partito totalmente nuovo – ha detto – che si rifonda. È durissima ma questo lo dovremo fare. Dividersi in questo momento è un gravissimo errore». «La nostra storia ci ha insegnato che quando ci dividiamo quasi sempre perdiamo», ha detto Zingaretti, sottolineando come la storia non vada «censurata o rimossa», ma debba essere un qualcosa a cui «guardare per vivere meglio il futuro». «A marzo 2028 ricordo un Pd al 18%, un Pd marginale, un centrodestra unito e un governo gialloverde trionfante che stava conquistando la maggioranza del paese – dice – Ora vedo un Pd intorno al 24%, che è tornato a essere il partito più votato dai giovani, che governa il Paese».

Dario Franceschini ha lanciato un appello all’ex premier: «Non farlo. Il Pd è la casa di tutti, è casa tua e casa nostra. Il popolo della Leopolda è parte del grande popolo del Pd. Non separiamo questo popolo, non indeboliamoci spaccando il partito di fronte a questa destra pericolosa». Per Franceschini, «l’unità del Pd è indispensabile. La nascita del governo è passata anche dalle interviste di Renzi e di Bettini, non si era mai visto un voto unanime in direzione. Per questo – ha aggiunto – non voglio credere a questa storia della scissione o quel che ho letto sui giornali, questa storia ridicola della separazione consensuale. Quando spacchi un partito – ha sottolineato – è sempre traumatico, come si fa a pensare che sia consensuale?».

Meno soft la presa di posizione dell’ex premier Enrico Letta, che in un’intervista al Corriere della Sera ha detto di non credere all’ipotesi di addio renziano: «Una scissione a freddo non avrebbe senso, visto anche il modo intelligente e inclusivo in cui Zingaretti ha gestito questa fase», ha detto Letta. Che poi ha aggiunto: «Non vedo su cosa dovrebbe fare la scissione. Invito tutti a lasciar perdere il politichese e a discutere dei problemi del Paese. Se il governo non dura è una catastrofe e vince Salvini»».

Ancora più critico è Carlo Calenda che su Facebook ha pubblicato un post durissimo nei toni e nei contenuti: «Scalfarotto e Rosato annunciano la scissione dei renziani su Repubblica e Corriere. Continua una infinita serie di giravolte e di smentite delle smentite precedenti – ha scritto – Si fa un Governo con i 5S, dopo aver detto mai con i 5S, promettendo unità e poi si fa una scissione presentandola come “consensuale” dopo aver occupato i posti di Governo. Al fondo – è l’accusa di Calenda – esistono solo agende di potere personale nascoste dalla scusa di difendere il ‘bene del paese’. Tutto questo rafforzerà la destra becera e sovranista. E a chi chiede oggi se Siamo Europei si alleerà con la nuova ‘cosa‘ parlamentare di Renzi, rispondo che la nostra strada è opposta. Costruire un movimento fondato sulla concretezza delle proposte, la serietà dei comportamenti e la mobilitazione di una classe dirigente capace. Il resto – ha concluso – non ci interessa. La nostra è una strada difficile, ma è l’unica che valga la pena percorrere».

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