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Perché si parla di una nuova legge elettorale?

Il tema è tornato all’ordine del giorno quando è emersa la volontà di una parte del Pd di associare al taglio dei parlamentari, invocato dal M5s, un ritorno a un sistema proporzionale puro. La Lega, invece, propone un referendum per il maggioritario

A Pontida Matteo Salvini propone un attacco referendario alla legge elettorale, da trasformare in totalmente maggioritaria. La proposta segue al ricompattarsi del centrodestra e reagisce alla voglia di proporzionale del governo giallorosso. Il tema è tornato a circolare quando è emersa la volontà di una parte significativa del Pd di associare al taglio dei parlamentari, invocato dal M5s, un ritorno a un sistema proporzionale puro. La legge elettorale torna, dunque, a dividere.

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La Lega, che ora spinge verso un sistema elettorale maggioritario per arginare l’accordo sul proporzionale raggiunto tra M5S e Pd, il 26 ottobre del 2017 votò a favore del «Rosatellum». In altre parole, Matteo Salvini e i suoi parlamentari approvarono, insieme al Pd e a Forza Italia, la legge elettorale (poi utilizzata per formare il «governo del cambiamento» con i grillini) che oggi, invece, intendono cancellare. La proposta del vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli, prevede di mobilitare entro il 30 settembre 5 consigli regionali per chiedere un referendum abrogativo (con l’effetto di trasformare il« Rosatellum» in legge maggioritaria). Con il nuovo impianto di legge elettorale «chi vince governa, chi perde fa opposizione. Solo in Italia accade il contrario, per chi si chiama Partito democratico» ha chiarito Salvini. «Quello che possiamo fare – ha continuato – è cancellare la possibilità di inciucio a vita e togliere la quota proporzionale».

C’è da gestire, però, il rapporto con gli alleati di centrodestra, in primis Forza Italia di Berlusconi, ma anche Fratelli d’Italia. È vero che «il maggioritario è nato con Berlusconi» e che Forza Italia «ha sempre avuto una preferenza per quel sistema». Ma è anche vero che le truppe azzurre, ridotte sotto il 10%, sanno apprezzare la «ciambella di salvataggio» offerta dal proporzionale ai partiti piccoli e medi. Simile il discorso per FdI, dove all’opzione chiara per un sistema maggioritario si accompagna la richiesta di una legge che vincoli i partiti alla coalizione e non consenta la formazione in Parlamento di maggioranze non indicate dagli elettori. Per la verità, un punto fondamentale delle istanze di Giorgia Meloni è quella di introdurre il presidenzialismo, con l’elezione diretta del Capo dello Stato, ma si tratta di una richiesta difficilmente realizzabile.

In casa del Pd il referendum invocato dalla Lega rischia di marcare ancora di più la frattura già aperta tra proporzionalisti e i padri fondatori dell’Ulivo. Romano Prodi e Walter Veltroni, infatti, si sono già espressi chiaramente contro un ritorno al proporzionale. A favore invece si sono schierati i capigruppo Andrea Marcucci e Graziano Delrio, assieme a Dario Franceschini. Proporzionale invocato anche da Matteo Renzi in vista della scissione. Nel Pd, comunque, il segretario Nicola Zingaretti ha chiesto che la questione venga affrontata in direzione. Pendono storicamente per il proporzionale le forze (Articolo Uno e Sinistra italiana) che compongono Leu, da sempre sensibili alla questione della rappresentanza e del diritto di tribuna per i partiti minori, e che certamente approveranno gli eventuali sforzi Pd-M5s per un ritorno al proporzionale.

Il M5s non ha ancora preso una posizione ufficiale e netta sull’impianto che dovrà avere la nuova legge elettorale. Tutto quello che è stato detto finora dagli esponenti grillini che hanno abbordato l’argomento, è che un sistema che consentirebbe di governare da sola a una forza che non ha la maggioranza assoluta dei voti sarebbe «rischioso». Una critica implicita al maggioritario puro reclamato da Salvini che fa propendere più verso il proporzionale.

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