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Huawei, dopo il ban di Trump arriva il primo smartphone senza app di Google

Il colosso cinese lancia la serie Mate 30, la prima senza il Google Play Store e con la versione Open Source di Android

«Abbiamo una storia alle spalle di 32 anni. Abbiamo superato molte sfide che hanno definito il nostro carattere. Il nostro impegno sul mercato europeo è un impegno di lungo termine». Huawei, per bocca del capo europeo della divisione Consumer, Walter Ji, da Monaco di Baviera fa capire che non ha nessuna intenzione di battere in ritirata per l’impasse creata dal ban di Trump. E lancia la serie Mate 30 senza app Google e con la versione Open Source di Android.

Il Mate 30 e il Mate 30 Pro arrivano in una fase di incertezza, caratterizzata dalla proroga del bando americano fino a dicembre (decisa il 19 agosto alla scadenza della prima proroga di 3 mesi), e quello che potrebbe succedere dopo e che dipende dalle relazioni tra la Cina e gli Stati Uniti e si intreccia con tematiche si sicurezza nazionale e la guerra commerciale tra i due Paesi. Ma per il momento il colosso cinese non si è fatto intimorire dalla messa al bando dell’azienda cinese decisa dal governo degli Stati Uniti, che impedisce alle società statunitensi di fare affari con alcune aziende tecnologiche cinesi. Anzi, i nuovi telefoni fanno un ulteriore salto tecnologico, in particolare per quanto riguarda fotocamera e processori. Il Mate 30 ha uno schermo da 6,62 pollici, mentre il Mate 30 Pro ne ha uno da 6,53 pollici. Entrambi i modelli utilizzano un processore Kirin 990 prodotto da Huawei e il Mate 30 Pro ha anche una versione 5G, per le reti mobili ad alta velocità di prossima generazione.

Il sistema operativo dei due smartphone è EMUI 10, una variante di Android realizzata da Huawei e che ne imita molte funzionalità. EMUI viene di solito fornito con le applicazioni di Google, ma sui nuovi modelli come i Mate 30 e 30 Pro non potrà offrire i servizi dell’azienda statunitense. Non sarà inoltre disponibile il Google Play Store, il servizio per scaricare e acquistare nuove applicazioni gestito sempre da Google. Gli utenti potranno utilizzare al posto l’applicazione AppGallery, che però ha una scelta di poche decine di migliaia di applicazioni, contro gli oltre 2,7 milioni di app di Google Play Store. Huawei intende comunque investire circa un miliardo di dollari per incentivare gli sviluppatori a produrre app anche per il suo store.

La mancanza dei servizi di Google potrebbe disincentivare l’acquisto da parte di numerosi utenti, che soprattutto in Occidente sono abituati ad associare Android all’azienda statunitense. In Cina, Huawei vende da tempo i propri smartphone con una versione modificata di Android, perché i servizi di Google non sono disponibili nel paese, quindi non si noteranno grandi differenze. Huawei ha inoltre annunciato di essere al lavoro su un sistema operativo alternativo, Harmony, che potrebbe consentirle di superare le attuali limitazioni nate in seguito ai divieti commerciali imposti dal governo di Donald Trump.

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