Politica

Regionali in Umbria, Di Maolo rinuncia ma Pd e M5s continuano a trattare

La presidente dell’Istituto Serafico ha rinunciato alla proposta di correre per la poltrona di governatore. Passo indietro anche della sindaca di Assisi Stefania Proietti

Non sarà Francesca Di Maolo a guidare, come candidata civica, l’allenza tra Movimento 5 Stelle e Pd alle elezioni regionali in Umbria. La presidente dell’Istituto Serafico di Assisi ha sciolto le riserve e ha deciso di continuare nel suo impegno educativo, sottraendosi quindi alla richiesta di impegnarsi in politica. Di Maio eZingaretti avevano concordato sulla necessità di avere un candidato civico, lontano dai partiti. Ma la ricerca del nome a poco più di un mese dal voto, ora si complica. Anche Stefania Proietti, sindaca civica di Assisi, ha fatto un passo indietro: «Ringrazio i 5Stelle ma è mia intenzione continuare ad essere sindaco di Assisi. C’è bisogno di una coalizione ampia, innovativa, basata su un patto civico che proceda unita per il bene dell’Umbria».

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La partita, dunque, non è ancora chiusa. Ora si sta lavorando ad una terza ipotesi da individuare in tempi rapidi perché il 27 ottobre è vicino e tra pochi giorni bisogna presentare le liste. All’indicazione di Di Maolo si era arrivati dopo che anche gli attivisti del Movimento 5 Stelle su Rousseau avevano dato il via libera ad un a esperienza civica per tentare la conquista della Regione. Il Partito Democratico torna a sperare nella candidatura dell’ex presidente di Confcooperative Andrea Fora (nome però poco gradito ai 5 Stelle). Appresa la notizia, Fora ha commentato: «Anche Di Maolo rifiuta la candidatura. A questo punto è chiaro che c’è qualcosa che non va e che deve essere risolta al più presto. Mi prendo qualche ora per riflettere domattina dirò la mia su Facebook».

L’Umbria è solo il primo step di un più ampio e difficile negoziato tra Pd e Cinquestelle per le regionali. Le prossime sfide saranno l’Emilia-Romagna, dove però i dem non sembrano voler rinunciare al governatore uscente Bonaccini, e la Calabria dove la partita è ancora tutta aperta. Mentre il centrodestra e soprattutto la Lega di Matteo Salvini guardano a questo test elettorale come la prima occasione per dare un segnale al governo Conte bis.

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