Sì di Conte alla tassa sui voli: vale 137 milioni l’anno

La nuova imposta suggerita dal ministro dell’Istruzione Fioramonti e giudicata «praticabile» dal presidente del Consiglio avrebbe un duplice obiettivo: contrastare il cambiamento climatico e finanziare l’istruzione

Nei giorni in cui l’ambiente i giovani marciano per salvare il pianeta capitanati da Greta Thunberg, il premier Conte, dal palco di Atreju a Roma dove è in corso la kermesse di Fratelli d’Italia, annuncia l’intenzione di chiedere un patto «verde» con tutto il mondo industriale e produttivo. E in particolare ha trovato «praticabile» la proposta del ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti di aumentare il prezzo dei biglietti aerei di un euro per i voli nazionali e di 1,5 euro quelli internazionali. Da un lato si contrasterebbe il cambiamento climatico incentivando l’uso di mezzi di trasporto meno inquinanti, dall’altro si andrebbe a finanziare l’istruzione.

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Secondo una prima stima del Corriere sulla base dei dati e delle proiezioni dell’Ente nazionale per l’aviazione civile e di Eurocontrol la tassa sui voli porterebbe nelle casse dello Stato almeno 137,2 milioni di euro nel 2020. Nel dettaglio 35,8 milioni di euro sarebbero generati da chi parte verso un aeroporto italiano, 101,4 milioni per chi è destinato in Europa o nel resto del mondo. La proposta del ministro Fioramonti, e avallata dal premier Conte, non piace alle compagnie aeree. «Un aumento delle tasse danneggerebbe la concorrenza», spiegano da Ryanair. «L’Italia dovrebbe invece diminuirle per favorire la crescita del turismo e creare opportunità di lavoro. Non riteniamo che questa proposta rappresenti il giusto approccio», risponde un portavoce di EasyJet.

«Quella del ministro è una proposta sbagliata per due motivi: le tasse sui passeggeri danneggiano la capacità dell’aviazione di generare prosperità economica e quindi penalizzano le entrate statali a lungo termine», dichiara Chris Goater, portavoce della Iata, la principale associazione internazionale delle compagnie. «In secondo luogo quest’imposta non aiuterà l’ambiente. Per questo il governo dovrebbe incoraggiare gli investimenti delle imprese nei carburanti sostenibili per l’aviazione e in una tecnologia radicale dei velivoli. Ciò creerebbe più posti di lavoro, maggiori entrate fiscali e contribuirebbe a ridurre le emissioni del trasporto aereo».

Ma l’Italia non sarebbe sola ad introdurre una tassa sui voli. Dal prossimo anno la Francia farà pagare un’ecotassa sui voli in partenza: 1,5 (in Economy) e 9 euro (in Business) per i viaggi domestici e dentro l’Ue, 3 euro (in Economy) e 18 euro (in Business) per quelli extra-Ue. In Svezia da aprile 2018 l’imposta ambientale arriva fino a 40 euro. La Germania nel suo piano per l’ambiente ha previsto una «green tax» che va da 8 euro (per i voli interni, europei e nel Nord Africa) a 45 euro per le destinazioni oltre i 6.000 chilometri.

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