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Dal Prosecco al Parmigiano, l’Italia rischia perdite da un miliardo sull’export

Dopo il via libera del Wto all’imposizione di dazi all’Ue per 7,5 miliardi di dollari, secondo Coldiretti sarebbero disastrose le ripercussioni sul settore agroalimentare italiano

Prima era toccato alla Cina, ora i dazi Usa stanno per colpire anche l’Europa. L’organizzazione mondiale del commercio (Wto) ha dato il via libera all’imposizione di dazi all’Ue per 7,5 miliardi di dollari come compensazione per gli aiuti illegali concessi al consorzio aeronautico Airbus. I beni oggetto dei dazi saranno prodotti tecnologici, aerospaziali, ma anche alimentari e del settore del lusso. Dalle componenti degli aerei ai maglioni di cachemire, dal vino francese ai prodotti agroalimentari italiani. Per scoprire quali prodotti saranno effettivamente inseriti nella “lista nera” di Trump bisognerà attendere ancora da un minimo di 10 giorni a un massimo di 4 settimane.

Nel frattempo arrivano le stime preventive di numerose associazioni di categoria: è stata la Coldiretti a stimare in un miliardo di euro le perdite per il settore agroalimentare italiano. «Se saranno mantenute le stesse merci indicate in via preliminare – osserva Coldiretti -l’Italia potrebbe essere dopo la Francia il paese più colpito». Parmigiano, Grana padano, Pecorino, Prosecco, sono solo alcuni dei simboli italiani i cui produttori manifestano preoccupazione. Ma anche olio extra vergine di oliva, vini, salumi, pasta, agrumi, olive, uva, marmellate, succhi di frutta, superalcolici e caffè. Secondo Coldiretti, «l’Italia rischia di pagare un conto di oltre un miliardo» a causa di un aumento delle tariffe all’import fino al 100% del valore attuale «che potrebbe colpire per circa la metà dell’importo il cibo ma anche la moda, i materiali da costruzione, i metalli, le moto e la cosmetica se gli Stati Uniti decideranno di mantenere le stesse priorità della black list indicata dal Dipartimento del Commercio statunitense (USTR) e pubblicata nel Registro Federale.

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Nel 2018 il made in Italy ha venduto merci e prodotti negli Usa per un valore complessivo di 42,5 miliardi di euro. E si tratta di un flusso in costante crescita negli ultimi anni: +5% rispetto al 2017 (40 miliardi circa) che ha sua volta faceva riscontrare un incremento rispetto ai dodici mesi precedenti (36,9 miliardi il valore delle esportazioni nel 2016). Il comparto agroalimentare è il terzo nella graduatoria delle esportazioni Italiane negli Stati Uniti, con un valore di poco superiore ai 4 miliardi di euro nel 2018. Anche in questo caso, come per l’export totale, le dinamiche degli ultimi anni sono positive: l’incremento registrato rispetto al 2017 è stato del 4,1%.

La voce ampiamente più ricca delle esportazioni italiane verso gli usa è quella delle bevande, che da sole pesano quasi per la metà del totale: 1,9 miliardi nel 2018. Merito anche della crescente passione dei consumatori americani per le bollicine made in Italy, il prosecco in particolare. Una bottiglia di prosecco da 5-6 euro a bottiglia in Italia nella grande distribuzione degli Stati Uniti può costare l’equivalente in dollari di 10-15 euro. Con un dazio del 100% il prezzo arriverebbe a 20-30 euro. Stesso discorso per i prodotti lattiero-caseari, voce sotto la quale rientrano anche i possibili bersagli di Trump come Pecorino, Parmigiano o Grana Padano che hanno un export del valore di 272 milioni di euro. Un chilo di grana padano che si trova oggi al supermercato a 12-15 euro al chilo negli Usa può costare l’equivalente di 30-35 euro. Con dazi al 100% domani si potrebbe arrivare a 60-70 euro al chilo. A un simile aumento corrisponderà inevitabilmente un crollo dei consumi: «In questo caso saremmo fuori mercato», dicono dal consorzio.

La decisione del Wto segna un momento chiave nella disputa ultradecennale tra i due blocchi economici. Nei prossimi mesi è atteso un pronunciamento analogo, questa volta chiesto dall’Europa contro gli aiuti concessi da Washington a Boeing. Insomma, a breve potrebbe arrivare una risposta con altrettanti dazi su altri prodotti, che percorrono la rotta inversa sull’Atlantico. «Anche se gli Stati Uniti hanno avuto l’autorizzazione dal Wto, scegliere di applicare le contromisure adesso sarebbe miope e controproducente», scrive la commissaria Ue al commercio, la svedese Cecilia Malmstroem, in una dichiarazione. «Restiamo pronti a trovare una soluzione equa, ma se gli Usa decidono di imporre le contromisure autorizzate dal Wto, la Ue non potrà che fare la stessa cosa».

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