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Dal “Vaffa Day” all’alleanza con il Pd: come è cambiato il M5s in 10 anni

Il 4 ottobre 2009 al Teatro Smeraldo di Milano iniziava la storia del Movimento che con la caduta di vecchi tabù e nuove alleanze è diventato un partito a tutti gli effetti

È il 4 ottobre 2009. Davanti al teatro Smeraldo, a Milano, una lunga fila. Duemila persone. Sono i simpatizzanti degli Amici di Beppe Grillo, un movimento nato in Rete e cresciuto sull’onda dei “Vaffa Day” in piazza. Il comico genovese, proprio quell’anno, ha dato vita alle prime liste a Cinque Stelle per le amministrative, eleggendo 23 consiglieri comunali. Poi ha chiesto invano di correre alle primarie del Pd. Così il 4 ottobre 2019, lancia il Movimento 5 Stelle, fondato con Gianroberto Casaleggio. Parla di lotta alla corruzione e di costi della politica, di acqua pubblica, mobilità sostenibile, Rete e ambiente.

Irrompe nella politica italiana un attore un nuovo che inizia a collezionare eletti nei Comuni e nelle Regioni. Nel 2012 conquista il primo capoluogo: Parma. E pensa già in grande, di approdare in Parlamento. Non ha sezioni, ma meet up. Per selezionare i candidati usa la Rete. Usa l’attacco diretto ai partiti e ai loro leader: Grillo punta a capitalizzare il sentimento di malcontento dell’elettorato italiano verso i partiti tradizionali. E ci riesce. Alle elezioni del 2013 conquista 8,8 milioni di voti.

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Ma è proprio qui che comincia il cambiamento. La comunicazione si fa più istituzionale, i big del Movimento diventano i protagonisti della politica e pian piano cadono i vecchi tabù come lo streaming per ogni riunione, il divieto di partecipare alle trasmissioni televisive e il limite dei due mandati. Uno dei principi su cui i 5 Stelle hanno fatto rapidamente dietrofront è stato poi quello delle dimissioni in caso di avviso di garanzia. Anni fa Di Maio e Di Battista urlavano che bastava ci fossero indagini a carico di un politico investito di funzioni pubbliche per determinarne l’obbligo di dimissioni. Lo stesso principio non è stato applicato dopo i rinvii a giudizio a carico di Virginia Raggi e Chiara Appendino e l’avviso di garanzia a Filippo Nogarin.

La giravolta più macroscopica è stata probabilmente quella sul «no a qualsiasi ipotesi di alleanza». Il Movimento 5 Stelle, primo partito alle elezioni politiche 2018, va al governo prima con la Lega, poi con il Pd. Ma Grillo non è dello avviso: l’alleanza con il Pd è solo uno «step evolutivo». «Se siamo riusciti ad allearci con il Pd (e loro con noi) possiamo vederla in due modi: necessità di poltrone oppure uno step evolutivo della politica. Le mummie ci chiamano democristiani? Opinione di mummia resta», scrive il garante del M5s in un lungo post sul suo Blog che celebra i 10 anni della nascita del Movimento 5 stelle. «Il Movimento -per il suo fondatore- si è stampato nella realtà, il Paese inizia a mettersi al passo con fenomeni globali che lo riguardano inevitabilmente. Non mi interessa l’imprimatur sulle cose, non mi dondolo in qualche previsione azzeccata (anche perché erano per la maggior parte abbastanza drammatiche) e vi prego… abbandoniamo il tifoso che c’è in noi ed abbracciamo il cittadino». Dopo essersi soffermato sull’alleanza col Pd, e aver declassato le critiche a roba «da mummie», Grillo consegna la sua lettura dell’Italia. «Una cosa sola sembra vera -scrive- il Paese è spaccato in due, oppure si è spaccato le due palle? È spaccato in due se è un Paese di tifosi, sennò è pieno di gente stanca ed avvilita, la nuova sfida è attraversare il confronto con potenze economiche spaventose senza che la gente sia oppressa».

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