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Tax free day: ecco le città più colpite dalle tasse

Nel 2019 il giorno della "liberazione fiscale" è stato celebrato il 4 giugno. Ma per le piccole e medie imprese arriva in date diverse: a Roma e Bologna hanno dovuto aspettare i primi di settembre per cominciare a guadagnare per se stesse

Il Tax free day sempre più lontano. A seguito dell’aumento della pressione fiscale i contribuenti lavorarono in media dai sette ai nove mesi soltanto per pagare le tasse. Nel 2019 il Tax free day è stato celebrato il 4 giugno. Ma hanno dovuto aspettare il primo settembre i piccoli e medi imprenditori di Roma per “festeggiare” il Tax Free Day, ovvero l’ultimo giorno dell’anno nel quale hanno lavorato per pagare tasse, oneri e contributi e cominciano a guadagnare per se stessi e per le proprie famiglie. Secondo i dati elaborati dalla Confederazione nazionale dell’artigianato attraverso l’Osservatorio permanente della tassazione sulle piccole e medie imprese, esiste una notevole disparità tra le diverse regioni e tra le singole città.

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La mappa nazionale vede, tra i capoluoghi di regione più virtuosi, le città di Trento, Trieste e Aosta, con Tax free day che cadono rispettivamente il 16, 18 e 22 luglio. Negli ultimi posti della classifica, invece, troviamo tre grandi metropoli: Napoli, Roma e Bologna. Tra le città più tartassate c’è la capitale dove il Tax free day è caduto il primo settembre con 245 giorni di lavoro necessari per pagare tasse e imposte. Milano, invece, si colloca all’undicesimo posto con Tax free day il 10 agosto e 223 necessari per coprire gli adempimenti fiscali. A chiudere la classifica è Bologna, dove il giorno della liberazione fiscale è stato celebrato il 7 settembre.

 

Guardando la serie storica, negli ultimi 25 anni il Tax free day più “precoce” si è verificato nel 2005. In quell’occasione, con il Governo Berlusconi II, la pressione fiscale si attestò al 39,1% e ai contribuenti italiani bastò raggiungere il 24 maggio (143 giorni lavorativi) per scrollarsi di dosso il giogo fiscale. Osservando sempre il calendario, quello più in “ritardo”, invece, si è registrato nel 2012 (anno bisestile) e nel 2013. Questo risultato così negativo si verificò perché la pressione fiscale raggiunse in quel biennio il record storico del 43,6% e, di conseguenza, il giorno di liberazione fiscale si celebrò solo il 9 giugno.

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