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Attentato di Halle: così la Germania si riscopre culla dell’antisemitismo

La sparatoria davanti alla sinagoga, in cui hanno perso la vita due persone, testimonia l’escalation di violenza contro gli ebrei tedeschi. Tra il 2017 e il 2018, i crimini antisemiti sono cresciuti del 10%, passando da 1.504 a 1.646

L’antisemitismo è tornato e ha il volto di Stephan Balliet, un neonazista tedesco di 27 anni, autore dell’attentato contro la sinagoga di Halle. Nell’attacco, compiuto nel giorno in cui gli ebrei celebrano Yom Kippur, ha ucciso due persone, mentre altre due sono state ferite in maniera grave. Ha trasmesso l’intera scena sul web attraverso la piattaforma Twitch. Dal video emergono chiare indicazione sulla matrice antisemita e di estrema destra dell’attentato: «La radice di tutti i problemi sono gli ebrei», urla prima di aprire il fuco. «L’Olocausto non è mai esistito» proclama ancora e si rammarica di non essere riusciti ad ammazzarli tutti.

Ma la sparatoria alla sinagoga di Halle è solo l’ultimo di una lunga serie di crimini contro gli ebrei in Germania. Già nel 2018, uno studio dell’Università Tecnica di Berlino, dopo avere analizzato più di 300mila tra testi e messaggi estratti da diversi social network, aveva denunciato il drastico aumento nel Paese di comportamenti antisemiti, da “semplici” graffiti sui muri ad aggressioni vere e proprie. Lo conferma anche l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Antisemitismo, intitolato “L’antisemitismo nel mondo”. Un dossier che, Paese per Paese, racconta la tragica crescita degli atti contro gli ebrei. E gli ebrei di nazionalità tedesca risultano tra i più a rischio del vecchio continente.

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In base ai dati ufficiali del governo, nel 2018 si sono registrati 1.646 episodi di odio razziale contro gli ebrei contro i 1.504 del 2017: un aumento di circa il 10%. Ma a preoccupare ancora di più sono gli atti di violenza, 62 (con 43 persone ferite) contro i 37 dell’anno precedente. Tanto che lo scorso maggio il governo federale, per contrastare il fenomeno del crescente antisemitismo, aveva realizzato un database nazionale per la raccolta di dati e informazioni circa tutte le aggressioni segnalate. Comprese quelle sul web, cresciute del 22% tra il 2017 e il 2018.

Per quanto riguarda la distribuzione degli atti antisemiti, ben più della metà sono stati segnalati a Berlino, sede della più grande comunità ebraica della Germania. A incidere sul fenomeno il rapido e massiccio afflusso di migranti provenienti dal Medio Oriente. Il Commissario nazionale per l’antisemitismo Felix Klein ha ammesso come i musulmani siano molto più coinvolti in incidenti antisemitici rispetto ai cristiani. Solo qualche mese fa aveva, infatti, suggerito agli ebrei di non indossare la kippah in pubblico. «Avevo immaginato che di fronte all’imbarbarimento nel dibattito pubblico ci sarebbe stato un aumento degli attacchi di matrice antisemita in Germania – aveva detto Klein all’Agi –. Ma non pensavo che l’aumento sarebbe stato così imponente. E se osserviamo che il 90% di questi atti criminali vengono da ambiente di estrema destra allora comprendiamo che è necessario prendere misure molto più decise sul fronte dell’antisemitismo in Germania».

In Germania nel 2018 , secondo i dati diffusi recentemente dal Verfassungschutz, i Servizi interni tedeschi, sono stati registrati 24.000 estremisti di destra, militanti che appartengono a gruppi, movimenti, partiti politici dichiaratamente neonazisti e xenofobi. La maggioranza proviene dalle Regioni orientali del Paese ma anche dai ricchi Länder dell’Ovest come Nord Reno-Westfalia, Assia e Baviera. Tra di loro almeno 12.700, praticamente un esercito, sono considerati violenti ed estremamente pericolosi. Una cosa è certa: nel 2019, a 30 anni dalla caduta del Muro, la Germania si trova di fronte a qualcosa di spaventoso, per troppo tempo sottovalutato: il mostro del nazismo è tornato.

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