MondoPrimo Piano

Siria, il ricatto di Erdogan all’Ue: «Non ci ostacolate o vi mandiamo milioni di profughi»

Dall'inizio dell'operazione militare si contano già almeno 15 morti e l’Onu parla di decine di migliaia di persone in fuga. Alcuni Paesi europei hanno chiesto un immediato stop all’offensiva

Prima i raid aerei, poi l’avanzata con le truppe di terra. L’operazione militare della Turchia contro le milizie curde nel nordest della Siria «prosegue con successo secondo i piani», secondo quanto annunciato dal ministero della Difesa di Ankara. Al momento, si contano almeno 15 morti, molti dei quali civili, anche se il presidente Recep Tayyip Erdogan ha annunciato la morte di «109 terroristi». Alcuni Paesi europei hanno chiesto un immediato stop all’offensiva, ma Erdogan ha lanciato il suo avvertimento: «Se ci ostacolate, vi mandiamo 3,6 milioni di profughi».

Raid aerei e colpi di artiglieria si sono intensificati. Fonti militari di Ankara riferiscono intanto che «due villaggi sono stati liberati dai terroristi a ovest di Tal Abyad». Il ministero della Difesa turco ha riferito che le forze militari turche «hanno colpito finora 181 postazioni appartenenti alle organizzazioni terroristiche nel nordest della Siria come parte dell’Operazione Fonte di pace». Secondo i curdi, i raid aerei hanno già provocato la morte di diversi civili nei villaggi frontalieri, dove si è scatenato il panico. L’Onu fa sapere che, dall’inizio dell’offensiva, sono già decine di migliaia gli sfollati.

LEGGI ANCHE: È iniziata l’operazione militare turca in Siria

Dura la condanna dell’Ue, con il presidente uscente della Commissione Jean-Claude Juncker che ha lanciato un «appello alla Turchia affinché blocchi l’operazione militare» e ha avvertito: «Non aspettatevi che l’Ue finanzi una cosiddetta zona di sicurezza». Anche l’Italia ha condannato l’intervento militare. «Preoccupazione per iniziative che possono portare ad un’ulteriore destabilizzazione della regione» è stata espressa dal premier Giuseppe Conte, che ha fatto appello alla Turchia «perché cessi immediatamente la sua iniziativa». Mentre per il ministro degli Esteri Luigi Di Maio «nessuna risposta militare può rappresentare una soluzione alla crisi in corso» e «azioni unilaterali rischiano solo di pregiudicare i risultati raggiunti nella lotta contro la minaccia terroristica, a cui l’Italia ha dato un significativo contributo nell’ambito della Coalizione anti-Daesh».

Ma Erdogan sembra ostinato a raggiungere il suo obiettivo: «La nostra missione è evitare la creazione di un corridoio del terrore ai nostri confini meridionali e di portare pace nell’area e condurrà alla creazione di una zona di sicurezza, facilitando il ritorno a casa dei rifugiati siriani», ha scritto su Twitter il presidente turco annunciando l’offensiva. E dalle parole passa alle minacce contro i leader europei: se continueranno a condannare l’incursione contro le milizie curde definendola «occupazione» aprirà le porte e lascerà passare milioni di rifugiati. «Sveglia, Ue! Ve lo ridico: se tentate di presentare la nostra operazione lì come un’invasione, apriremo le porte e vi invieremo 3,6 milioni di migranti», ha avvertito il “sultano” durante un intervento nel Parlamento ad Ankara.

Intanto, negli Stati Uniti non si spengono le polemiche per il sostanziale via libera fornito da Donald Trump all’operazione ordinata da Recep Tayyip Erdogan grazie al ritiro delle truppe americane dal fronte settentrionale della Siria. La Casa Bianca, pur ribadendo il disimpegno Usa da queste «stupide guerre», ha definito l’offensiva «una cattiva idea» e chiesto che la Turchia rispetti «tutti i suoi impegni», tra cui «proteggere i civili, le minoranze religiose, inclusi i cristiani, e assicurare che non ci sarà alcuna crisi umanitaria». Ha generato però pesanti polemiche l’ultima dichiarazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha difeso la sua decisione di ritirare le truppe americane dal Rojava, la regione settentrionale della Siria a maggioranza curda, accusando i curdi di non averli aiutati durante la Seconda guerra mondiale. «Non ci hanno aiutato in Normandia, ad esempio». «I curdi ci piacciono – ha detto Trump durante un evento alla Casa Bianca -. Ma non si può dire che combattano per noi: combattono per la loro terra. Come americani, abbiamo speso un mucchio di soldi per aiutare i curdi in termini di munizioni, in termini di armi, in termini di denaro, in termini di pagamenti».

Tags

Related Articles

Back to top button
Close

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi