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Accordo tra Usa e Cina: verso la tregua sui dazi

Trump parla di «fase uno», Pechino di «progressi sostanziali». Intanto martedì non scatteranno le nuove sanzioni che avrebbero colpito l’export cinese per 250 miliardi di dollari

«Un accordo che va bene alla Cina, agli Stati Uniti e va bene al mondo». Donald Trump annuncia con queste parole alla Casa Bianca l’intesa parziale raggiunta con la Cina sulla guerra commerciale. Parla di un accordo arrivato alla «fase uno»: non ancora lo storico patto per risolvere tutte le annose questioni tra Washington e Pechino, ma un’intesa parziale che per il momento basta per scongiurare una nuova escalation sui dazi. Il segretario al Tesoro americano Steve Mnuchin assicura che il 15 ottobre non scatteranno più le nuove sanzioni che avrebbero colpito prodotti made in China per un valore di 250 miliardi di dollari.

«Siamo vicini alla fine della guerra commerciale» dice Trump. La firma dell’accordo avverrà tra 4-5 settimane in Cile quando il presidente americano incontrerà il suo omologo cinese Xi Jinping, a margine del vertice annuale dei paesi Asia Pacifico. Il nuovo round di trattative tra Washington e Pechino era partito in un clima di forte diffidenza per i recenti scontri su vari fronti, dal caso Nba a quello degli uiguri. Alla fine però avrebbe prevalso la necessità delle due parti di portare a casa un risultato che serve tanto a Xi Jinping quanto a Donald Trump. Per quest’ultimo una vera e propria boccata di ossigeno nel momento più difficile e tempestoso della sua presidenza. Una bandiera da sventolare di fronte al suo elettorato come l’ennesima promessa mantenuta, anche se ancora a metà.

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I dettagli dell’accordo non si conoscono ancora. Ma quel che è dato per certo è gli Stati Uniti martedì prossimo non aumenteranno, come previsto, i dazi dal 25 al 30% su 250 miliardi di export cinese. Non dovrebbero farlo neanche il 15 dicembre sull’ultima tranche di export cinese ancora non tassata, quei 160 miliardi di dollari di telefonini, pc, tablet e videogiochi che colpirebbero indirettamente anche Apple e i produttori di computer americani. La Cina in cambio ha concesso aperture sull’industria finanziaria, ha incrementato le importazioni di prodotti agricoli Usa con l’impegno ad acquistare più soia, grano e carne di maiale. E ha siglato un patto sulle valute contro la manipolazione dei cambi. Il Dipartimento all’agricoltura ha già fatto sapere che gli acquisti cinesi di carne di maiale nella settimana del 3 ottobre sono arrivati al livello record di 142.172 tonnellate. Pechino inoltre acquisterà soia americana per un valore aggiuntivo di 10 miliardi di dollari.

Huawei resta fuori dalla «fase uno» dell’accordo. È ancora presto per capire se Trump accetterà di garantire tra le altre cose un alleggerimento della posizione su Huawei, consentendo ad alcune aziende americane di fornire prodotti “non sensibili” al colosso cinese delle telecomunicazioni, superando di fatto il divieto di vendita imposto nella primavera scorsa. Ma la Cina è speranzosa: «Le due parti hanno compiuto progressi sostanziali – si legge in una nota del ministero del Commercio – nei settori dell’agricoltura, della protezione della proprietà intellettuale, dei tassi di cambio, dei servizi finanziari, della cooperazione commerciale, del trasferimento di tecnologia e della risoluzione delle controversie. Cina e Stati Uniti hanno concordato di lavorare insieme per l’accordo finale».

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