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L’Italia blocca l’export di armi in Turchia

Il nostro Paese si aggiunge alla lista di quelli che hanno deciso di sospendere la vendita di armi ad Erdogan. Ma l'Ue non ha una posizione comune

«I paesi membri si impegnano ad avere posizioni nazionali forti a proposto delle loro politiche di esportazione di armi verso la Turchia», si legge nel comunicato conclusivo del Consiglio dei ministri degli Esteri europei. Pur condannando l’azione turca, i 28 Paesi dell’Ue non sono riusciti a mettersi d’accordo su un embargo europeo contro le vendite di armi alla Turchia, come invece proposto tra l’altro anche dall’Italia. Intanto, il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio ha annunciato che verrà presto varato un decreto ministeriale per bloccare «l’export di armamenti verso la Turchia per tutto quello che riguarda il futuro dei prossimi contratti e dei prossimi impegni».

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L’Italia andrà quindi ad aggiungersi alla lista di quei Paesi europei che hanno deciso di sospendere la vendita di armi verso la Turchia dopo l’inizio dell’operazione militare nel Nord della Siria. Tra loro, anche Francia, Germania e Olanda. «Tutti insieme lavoreremo al blocco dell’export delle armi – ha sottolineato il ministro degli Esteri Di Maio – ho detto anche a Federica Mogherini, che coordina e presiede i lavori, che ci sarà bisogno nei prossimi consigli europei di fare uno screening dell’applicazione di questo impegno in ogni Stato. È importante che ognuno di noi si sia impegnato in questo senso». La più recente relazione sull’interscambio italiano di armi con il resto del mondo, pubblicata dalla Presidenza del Consiglio e inviata al Parlamento italiano in aprile, rivela che per l’industria italiana la Turchia è attualmente il terzo mercato di destinazione, dietro al Qatar e al Pakistan e davanti agli Emirati Arabi Uniti. Nel 2018, il paese ha venduto ad Ankara fino a 362 milioni di euro di armi, rispetto ai 266 milioni del 2017 e ai 133 milioni del 2016.

Da qualche giorno, l’esercito turco è entrato sul territorio siriano con l’obiettivo dichiarato di colpire presunte installazioni terroristiche curde. L’operazione, che sta provocando ondate di profughi, è stata facilitata dalla scelta americana di ritirare i propri militari dalla regione. L’Ue ha condannato ufficialmente l’operazione di Erdogan, ma la paura di molti paesi membri, in particolare dell’Ungheria e della Bulgaria, è di scatenare la reazione della Turchia che ha già minacciato di «aprire le porte verso l’Europa» alle migliaia di rifugiati che attualmente hanno trovato riparo sul proprio territorio.

I ministri degli esteri riuniti in Lussemburgo hanno, però, dato il via libera a un regime di sanzioni contro la Turchia per le trivellazioni illegali nella zona economica esclusiva di Cipro. Il Consiglio dell’Ue «concorda che sia istituito un regime quadro di misure restrittive che prenda di mira le persone fisiche e giuridiche responsabile o coinvolte nelle attività di trivellazione illegale di idrocarburi nel Mediterraneo orientale», si legge nelle conclusioni adottate . Il Consiglio ha incaricato l’Alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, di «presentare rapidamente proposte» per il regime sanzionatorio contro la Turchia. I ministri hanno anche ribadito la «piena solidarietà con Cipro».

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