“Torneremo ancora”, l’epitaffio di Battiato

Accanimento terapeutico per mantenere vivo il mito. Presentato l’album live con la Royal Philharmonic Orchestra con un inedito scritto nel 2015. L’8 novembre esce il trittico “Fleurs”. Speculazioni e sciacallaggi. Dispiace la finzione che circonda la vicenda umana: dal video mistificante alle false dichiarazioni

Che Franco Battiato sia malato nessuno lo mette in dubbio. E “Torneremo ancora”, titolo dell’album in uscita il prossimo 18 ottobre, può suonare come un auspicio, una speranza, una promessa. Ma consentiteci di non essere così ottimisti.

Nell’era dei social, quando tutti mettono in piazza i propri guai, dall’unghia incarnita al tumore più devastante, vivendo pubblicamente ogni fase della malattia, il Maestro è rimasto fedele alla sua tradizionale riservatezza. Lo ha fatto prima della malattia, non frequentando mai i social media, lo avrebbe fatto anche dopo. Cosciente o no.

Sorprende tuttavia la morbosità, anche da parte di insospettabili e amici, con cui si tenta di violare la privacy dell’uomo. Già, gli amici. Sempre presunti. Pronti a trasformarsi in sciacalli, sfruttando le sventure altrui per trarne profitto, per uscire dall’ombra e conquistarsi quel momento di notorietà che non sono mai riusciti a raggiungere con i propri mezzi. E, talvolta, desta sospetti anche l’inadeguatezza con cui i suoi parenti, il fratello maggiore Michele e la nipote Cristina Grazia, designata unica erede del Maestro, gestiscono la situazione.

Non sorprende, ma è vituperabile, l’accanimento terapeutico con il quale l’industria discografica tenta di mantenere vivo il mito. Mai, come in questo periodo di assenza da palchi e studi, sono usciti così tanti dischi di Battiato: dal doppio in vinile di “Fleurs” alla ristampa del capolavoro “L’era del cinghiale bianco” in occasione del quarantennale dell’uscita, fino a “Torneremo ancora”, presentato ieri, con quattordici brani tra i più rappresentativi dell’opera del Maestro, registrati due anni fa in occasione di alcuni concerti in Italia con la Royal Philharmonic Concert Orchestra diretta dal Maestro Carlo Guaitoli. E non è finita: l’8 novembre, come strenna natalizia, i tre capitoli di “Fleurs” saranno riuniti in una speciale edizione deluxe limitata e numerata da tre LP colorati 180g con audio rimasterizzato.

Stupisce e genera amarezza, invece, la finzione che circonda la drammatica vicenda umana del settantaquattrenne Battiato. È surreale che alla conferenza stampa di presentazione di “Torneremo ancora” siano tutti presenti tranne l’autore. «Il Maestro da qualche anno non sta bene, lo sappiamo tutti, ma è comunque riuscito a lavorare a questo disco», è la mezza ammissione di Pino “Pinaxa” Pischetola che ha curato il sound engineering dell’album.

Ma a chi vede ogni sera Franco salire sull’auto del fratello per il consueto giro di un’ora tra Milo e Riposto suonano stonate le parole che un comunicato stampa mette in bocca all’artista etneo: «“Nelle versioni con la Royal Philharmonic Concert Orchestra ho trovato nel suono, nel colore quasi metafisico che si è generato, ulteriori stimoli per scavare più in profondità” dice il Maestro Battiato. “Da anni ho lavorato sulla conoscenza del mistero insondabile del passaggio” continua, commentando l’inedito “Torneremo ancora”. “Da ‘La porta dello spavento supremo’ a ‘Le nostre anime’ sino al documentario ‘Attraversando il bardo’. ‘Torneremo ancora’ ne è una ulteriore testimonianza”».

Con profonda tristezza abbiamo visto il mistificante video del brano inedito trasmesso da “Che tempo che fa”. Battiato è ripreso seduto davanti al computer tra i preziosi libri della sua storica villa ai piedi dell’Etna accanto al collaboratore Pischetola mentre dà le ultime rifiniture alla canzone. Il video, preceduto da una foto messa in circolo sui social, voleva mostrare un Battiato vivo, vegeto e attivo. Ha dato una sensazione opposta.

E con malinconia abbiamo ascoltato “Torneremo ancora”, una composizione più volte ripresa e scartata dal Maestro. La prima stesura del brano risale al 2015. Committente Caterina Caselli. Destinatario Andrea Bocelli, che non lo inserì nel suo album. L’originale, scelto da Franco, era “I migranti di Ganden” ed è stato provinato tra il 2015 e il 2017, cambiando titolo tre volte senza mai essere pubblicato.

«È nato discutendo sul problema dell’immigrazione» spiega Roberto “Juri” Camisasca, amico e collaboratore storico di Battiato fin da quando i due si incontrarono in caserma nei primi anni ’70, coautore del brano. «Lo avevamo iniziato con l’intenzione di affrontare la questione, ma poi ci siamo resi conto che sviluppare il concetto in forma politica non risuonava col nostro percorso artistico. Così lo abbiamo trasformato in un discorso sull’universalità della migrazione, delle anime e delle persone, del resto siamo tutti migranti fin quando non torneremo a casa alla nostra dimora ultima, come ci insegnano diverse religioni e discipline, a partire da quelle orientali. Testo e musica sono scritti in parti uguali, come sempre quando io e Franco abbiamo lavorato insieme».

“Torneremo ancora” trae ispirazione dall’idea della trasmigrazione delle anime verso la purificazione. I migranti di Ganden rappresentano il percorso delle anime al termine della vita terrena e le vicissitudini che questa nostra esistenza comporta. La storia racconta che i monaci, costretti dalla prepotenza politica ad abbandonare il monastero di Ganden, culla della più antica sapienza tibetana, hanno cercato altrove dove colmare l’inesausta sete di ricerca spirituale.

Nulla si crea, tutto si trasforma. La luce sta nell’essere luminoso e irraggia il cosmo intero, cittadini del mondo cerca la tua terra senza confine. La vita non finisce, è come il sonno e la nascita è come il risveglio. Finché noi siamo liberi, torneremo ancora

La canzone non è certamente all’altezza delle pagine migliori di Battiato. È un abbozzo ancora da finire. È il richiamo per un album che non aggiunge nulla alla storia del Maestro. È, molto più semplicemente, un’operazione commerciale. Ma, paradossalmente, può essere anche l’epitaffio, il testamento del Maestro. La metafora di una vita alla ricerca della sublimazione, del trascendente, della purificazione, della liberazione, dell’immortalità.

Torneremo ancora ad ascoltare Franco Battiato. Anzi, non smetteremo di ascoltarlo. Ma torneremo a sentire “L’era del cinghiale bianco”, “Giubbe rosse”, “Patriots”, “L’imboscata”…

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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