L’indipendenza negata: continuano le proteste in Catalogna

Oltre 500mila manifestanti hanno paralizzato Barcellona: negozi vuoti, fabbriche ferme, chiusa la Sagrada Familia. Rimandato il match tra Barcellona e Real Madrid

Le ramblas di Barcellona stanno vivendo ore di violenze e di terrore da guerriglia urbana. Da giorni, dopo le condanne della Corte suprema, le manifestazioni di protesta del fronte indipendentista sono tornate a riempire le strade delle città catalane. Cassonetti dell’immondizia e auto date alle fiamme, metropolitane e treni bloccati, scontri violenti con la polizia, decine di feriti. Oltre 500mila manifestanti hanno paralizzato Barcellona: negozi vuoti, fabbriche ferme, chiusa anche la Sagrada Familia, rimandato per non correre rischi anche il match tra Barcellona e Real Madrid che si sarebbe dovuta disputare il 26 ottobre.

Con una sentenza storica, il 14 ottobre, la Corte suprema di Madrid ha condannato 12 leader indipendentisti catalani, colpevoli di aver tentato di sovvertire l’ordine pubblico della Spagna con il referendum sulla secessione organizzato nell’ottobre del 2017 e con la conseguente proclamazione della Repubblica indipendente di Catalogna nell’Assemblea regionale. Pesantissime le pene inflitte dai giudici del Tribunale supremo che hanno escluso il reato più grave di ribellione, chiesto dall’accusa, ma che con la condanna per sedizione hanno aperto una nuova fase di tensione con il fronte dei partiti nazionalisti che insistono sulla secessione della Catalogna.

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È stato condannato a 13 anni di reclusione per sedizione, Oriol Junqueras, ex vicepremier e capo della Sinistra Repubblicana catalana, rinchiuso in carcere da quasi due anni. Dal Belgio invece arriva la notizia che l’ex presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, si è consegnato alle autorità. Lo riporta La Vanguardia. In un comunicato, lo stesso Puigdemont ha spiegato che ha deciso di presentarsi volontariamente in relazione al nuovo ordine di cattura internazionale della Corte suprema spagnola. «Il presidente, accompagnato dai suoi avvocati, è comparso, volontariamente, davanti alle autorità belghe in relazione all’Ordine di cattura e consegna europeo», ha spiegato l’ufficio di Puigdemont in un comunicato. Poco dopo Puigdemont è stato rilasciato, come ha spiegato lui stesso incontrando i media. «Sono stato rilasciato senza cauzione, resto a disposizione della giustizia belga. Non lascerò il Paese», ha detto il leader catalano, secondo La Vanguardia.

Il premier socialista Pedro Sanchez è diviso tra la destra che vorrebbe un intervento deciso contro gli indipendentisti e la sinistra estrema che chiede un accordo politico con Barcellona. «L’esercizio del diritto di manifestazione è l’espressione e la forza della nostra democrazia. In Spagna sono rispettate tutte le libertà, i diritti e le opinioni. Nessuno è sanzionato per questo, solo per le proprie azioni quando queste sono contrarie alla legalità democratica», ha detto il premier spagnolo chiarendo tuttavia che «il diritto di manifestare deve essere concesso da tutti i poteri pubblici ma anche essere esercitato in modo assolutamente pacifico, senza colpire gli altri cittadini che non partecipano alla protesta». La campagna elettorale che porterà al voto del 10 novembre è già entrata nel vivo. Dalle elezioni, per la quarta volta in quattro anni, uscirà quasi certamente un Parlamento frammentato, incapace di esprimere una maggioranza di governo stabile. E la Catalogna diventa il centro dello scontro.

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