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Conflitto in Siria, iniziato dalla città di Ras al-Ain il ritiro dei curdi

La tregua resiste, i combattenti e i civili curdi stanno abbandonando le città di confine. In base agli accordi sul cessate il fuoco, il ritiro dovrà terminare entro martedì sera

Non ci sono più combattenti curdi a Ras al-Ayn, una delle città del nordest della Siria sotto assedio della Turchia. «Come parte dell’accordo per sospendere le operazioni militari con la Turchia con la mediazione americana, abbiamo evacuato dalla città di Ras al-Ain tutti i combattenti delle Forze democratiche siriane (Sdf). Non abbiamo più combattenti in città». Lo ha riferito il comandante curdo Kino Gabriel, secondo quanto riferito dal portavoce delle Sdf, Mustafa Bali. Una scelta che permetterà agli uomini di Recep Tayyip Erdogan di occupare l’area e costruire la zona cuscinetto che sogna di estendere fino a 30 chilometri oltre il confine tra Turchia e Siria.

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Si tratta della prima ritirata da quando è stato siglato l’accordo per il cessate il fuoco mediato dagli Usa che apre la strada all’abbandono completo della zona da parte delle forze curde che, secondo gli accordi, dovrebbe avvenire entro martedì sera. Anche i civili abbandonano la città perché, senza la protezione delle Ypg, temono rappresaglie. Anche Ankara conferma che i combattenti curdi si stanno ritirando dalla città di confine di Ras al-Ain. «Un convoglio di circa 55 veicoli è entrato a Ras al-Ain, un convoglio di 86 mezzi è partito in direzione di Tal Tamr», ha affermato il ministero della Difesa.

La tregua negoziata da Washington nel nord-est della Siria sta «reggendo», ha detto Donald Trump in un tweet citando il suo ministro della difesa Mark Esper. «Il cessate il fuoco resiste molto bene. Ci sono stati alcuni scontri minori che si sono conclusi rapidamente. I curdi si stanno reinsediando in nuove aree». Annunciata giovedì, la tregua negoziata da Washington prevede il ritiro delle forze curde da una regione confinante con la Turchia in cambio della cessazione dell’offensiva turca lanciata contro di loro il 9 ottobre.

Da parte sua, intervistato dalla tv Abc, il capo della diplomazia americana Mike Pompeo ha detto di essere «ottimista» sulla situazione in Siria. «C’è relativamente poco combattimento, qualche sporadico fuoco di armi leggere, uno o due colpi di mortaio», ha detto. Pompeo ha respinto le accuse secondo cui l’accordo che lui e il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence hanno negoziato con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan fosse ampiamente redditizio ad Ankara. «È stata una negoziazione difficile – ha detto Pompeo – Siamo riusciti a raggiungere il risultato che ci ha chiesto il presidente Trump».

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