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Regionali 2020, Salvini lancia la sfida al governo in Emilia Romagna e in altre 8 regioni

Si parte a gennaio dalla storica regione "rossa": le forze di governo devono decidere se correre insieme o divise, mentre il centrodestra si presenta compatto. Poi tocca alla Calabria e alla Toscana, dove l'elemento imprevedibile è il debutto di Italia Viva. Il leader della Lega: «Le vinciamo tutte e mandiamo il governo a casa»

Nonostante Conte abbia precisato più volte che le regionali in Umbria non erano un test sul governo nazionale, alla fine così è stato. Il patto civico tra Pd e M5s – complice la cattiva gestione uscente del centrosinistra, un candidato scelto in extremis, una campagna elettorale fortemente sbilanciata verso la Lega (Salvini ha fatto 53 comizi contro gli 8 di Di Maio e gli 11 di Zingaretti) e i mille dubbi sulla manovra – non ha funzionato. Ma se già la piccola regione del centro, con i suoi 700mila aventi diritto al voto, è diventata la prima ferita della coalizione che sostiene l’esecutivo, davanti a sé il governo Conte ha un vero e proprio percorso a ostacoli. Dall’Emilia Romagna alla Toscana, nel 2020 si voterà anche in Calabria, Campania, Liguria, Puglia, Marche e Veneto.

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Dopo l’esperimento in Umbria, il primo interrogativo è se Cinquestelle e Pd sceglieranno di ripetere l’esperienza della coalizione. Per Di Maio «le alleanze con altre forze politiche non rappresentano la soluzione». E anche nel Pd crescono le perplessità, Mentre il fronte del centrodestra resta compatto e mira a conquistare altre Regioni. Matteo Salvini lo ribadisce da settimane come un modo per abbattere l’esecutivo che lo ha trascinato fuori dal Viminale: «Le vinciamo tutte e nove e mandiamo il governo a casa». Già le ultime elezioni hanno trasfigurato la mappa politica dell’Italia: delle 16 regioni “rosse” del 2014 ne sono sopravvissute appena sette. E cinque di queste vanno al voto nel 2020: Emilia Romagna, Calabria, Campania, Marche, Puglia e Toscana. Il centrodestra dovrà difendersi in Liguria, dove governa con l’ex esponente di Forza Italia Giovanni Toti, e nel Veneto a trazione leghista con Luca Zaia.

Il primo appuntamento elettorale sarà con l’Emilia Romagna il 26 gennaio. Qui il centrodestra non ha mai governato, ma alle ultime Europee la Lega ha ottenuto il 33,8%, mentre il Pd non è andato oltre il 31,2%. Comunque, nonostante le diverse premesse favorevoli per il centrodestra, tra cui anche una percentuale di gradimento del governo molto bassa, in Emilia Romagna lo scenario si presenta meno scontato di quello in Umbria. Salvini si gioca al massimo la sua partita da “federatore” del centrodestra e si prepara a ufficializzare il nome di Lucia Borgonzoni, leghista doc. E se Salvini ha detto di avere già prenotato il Paladozza di Bologna per dare il via, il 14 novembre, alla campagna elettorale in Emilia Romagna, Di Maio ha annunciato di voler incontrare e ascoltare gli eletti sul territorio per decidere come presentarsi. Il Pd non vuole rinunciare alla candidatura del governatore uscente, Stefano Bonaccini. I renziani invece stavolta, a differenza dell’Umbria, vogliono esserci. Magari confluendo nella lista del governatore Bonaccini.

Una data certa non esiste, ma sicuramente le elezioni in Calabria non potranno tenersi oltre gennaio 2020. Il governatore uscente Mario Oliverio punta a guidare nuovamente la coalizione Pd, mentre Forza Italia vorrebbe il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto a capo del centrodestra. Entrambi però sono tra i 20 indagati dell’inchiesta Passpartout per cui la procura ha chiesto il rinvio a giudizio. Storia di appalti truccati e corruzione, ma anche nomine telecomandate e traffico di influenze. La segreteria nazionale di Zingaretti per ora è rimasta tiepida su Oliverio, mentre nel centrodestra la Lega ha fatto sapere di non volere Occhiuto. Nel M5s i due ipotetici candidati sono l’imprenditore Pippo Callipo (già candidato nel 2010 con il sostegno dell’Italia dei Valori, Lista Pannella-Bonino e associazioni della società civile) e il vicepresidente dell’Associazione medici per l’Ambiente Ferdinando Laghi. Ma c’è anche l’autocandidatura della deputata al secondo mandato Dalila Nesci che insiste nel chiedere una deroga per dimettersi dal Parlamento e quindi correre per la Regione.

In primavera andrà al voto un’altra roccaforte rossa. In Toscana, rispetto all’Emilia-Romagna, il Pd è riuscito a rimanere davanti alla Lega alle ultime Europee (33,3% contro 31,5%), ma è orfana di un candidato forte che possa succedere a Enrico Rossi, che sta concludendo il suo secondo mandato. I nomi che girano non sono una garanzia per reggere l’onda d’urto leghista. Il centrodestra già governa in alcune realtà importanti, come Pisa e Grosseto.Il candidato dovrebbe essere espressione della Lega e la scelta potrebbe ricadere su Susanna Ceccardi, sindaca di Cascina dal giugno 2016 al giugno 2019, quando è stata eletta al Parlamento europeo. Nel centrosinistra invece la “grana” è Italia Viva di Matteo Renzi che sicuramente presenterà una sua lista. Il M5s in Toscana soffre da un po’, basti pensare al disastro elettorale delle Comunali di Livorno dopo l’esperienza amministrativa di Filippo Nogarin. Qualche possibilità in più se Pd e M5s sceglieranno di correre insieme.

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