Cultura

C’era una volta il televisore

Il vero sconfitto della stagione tv 2018-2019 alla fine è proprio quello che una volta era il focolare domestico. Internet, l’on-demand e gli smartphone riducono il bacino d’ascolto, disgregano la comunità e disseminano nicchie di incomunicabilità. La nuova tv è quella del giorno dopo. La Rai si affida a Fiorello per sbarcare sulla piattaforma web

C’era una volta il televisore. Riempiva di luce, immagini, colori e suoni le case. Aveva una collocazione importante: al centro del salotto o in quello che una volta si chiamava tinello, ovvero la sala da pranzo. Come un totem riuniva attorno a sé la famiglia ogni sera. Era il nuovo focolare domestico. Prima enorme, pieno di valvole e di manopole. Con la moltiplicazione dei canali e delle reti e con l’arrivo del telecomando, cominciò a essere fonte di scontri familiari. A quello importante che restava a dominare il salotto, altri più piccoli si diffusero in altre stanze: nella camera da letto dei genitori, in quelle dei figli. Ma restavano alcuni momenti in cui tornava a essere il focolare domestico: il Festival di Sanremo, la fiction del commissario Montalbano, le partite della nazionale di calcio italiana, la prima tv di un film di successo.

La disgregazione della comunità sarà definitiva con l’esplosione della Rete. Quando Internet compì i primi passi, con il collegamento fra i primi due nodi della rete realizzato il martedì 29 ottobre 1969 tra l’università di Los Angeles e quella di Stanford, mise in connessione computer, persone, mondi e culture. Presto, però, il nuovo mezzo di comunicazione avrebbe disseminato nicchie di incomunicabilità. Il televisore comincia a perdere appeal. Si è fatto più grande, piatto, in tre/quattro dimensioni, ma la gente sembra preferirgli schermi più piccoli e scintillanti. Comincia a perdere spettatori. Rimane spesso spento. Diventa una sorta di soprammobile o di quadro a parete da nascondere. Già nel 2013 la tv perde il primato tra i media preferiti dagli italiani. E il vero sconfitto della stagione 2018-2019 alla fine è proprio il televisore, emblema della tv tradizionale che fra un anno e l’altro, secondo i dati Auditel, ha perso un numero di spettatori non lontano dal milione. Addio focolare domestico.

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Il sorpasso sulla tv tradizionale è avvenuto per le generazioni più giovani ed entro il 2020 avverrà per tutti. È stato il rapporto sui media di Ericsson, azienda attraverso cui passa il 40% del traffico mobile del pianeta, a fotografare il cambio di abitudini. Un cambiamento che interessa anche l’Italia dove l’offerta on-demand è rappresentata oltre che da Netflix e Amazon Prime Video, anche da Now Tv (Sky), Infinity (Mediaset), Timvision, Raiplay, Vodafone tv, Eurosport Player e Dazn. Le offerte sono tante, ma soprattutto sono tanti gli smartphone, i veri responsabili del grande cambiamento. Basta fare un viaggio in treno, metropolitana o autobus per rendersi conto di come la realtà sia ormai fatta di esseri umani incollati al proprio telefono dove guardano quel che vogliono e quando vogliono.

Da un anno all’altro sul piccolo schermo sono andati persi 341mila spettatori nel “giorno medio” e ancora peggio è andata in prima serata: -832.804. Le piattaforme on-demand sono salite a 8 milioni: +1,23 milioni (+18%) in soli 6 mesi. Non solo. Cambia anche il modo di consumare la televisione. A pizzichi e a mozzichi. E soprattutto quando si vuole. È la tv del giorno dopo, o della settimana dopo, è la tv non-lineare, sempre e ovunque disponibile, il più delle volte sminuzzata in “clip & snack”.

Inutile chiedersi quanti milioni di spettatori guardano il Festival di Sanremo? Per quanto retorica, la domanda ha una sua risposta: sempre meno. Perché se è vero che l’ultima edizione di Sanremo ha sfondato la soglia del 50% di share, è altrettanto vero che in milioni gli spettatori sono calati rispetto ai tempi d’oro. Non più i venti o quindici milioni di un tempo, ma “appena” dodici o dieci: significa che il bacino di utenza, ovvero il numero delle persone sedute sul divano a guardare la tv, è diminuito. Molti lo stanno seguendo attraverso un pc o un telefonino. Non solo. Accanto ai genitori che piangono per l’eliminazione di Al Bano ci sono i giovani che sul tablet si guardano “La casa di carta” e che magari al Festival, come a XFactor, daranno un’occhiata più tardi o l’indomani. “Le Iene”, ad esempio, sono uno dei programmi più seguiti “fuori dal televisore”: l’ascolto medio della prima puntata è stato di 2.522.000 spettatori ai quali vanno aggiunti almeno 160.000 individui che l’hanno seguita in modalità on-demand. Poi ci sono i frammenti di televisione che diventano virali, spalmandosi sui social, nei quali ci si imbatte anche involontariamente. È il caso del “Fuorionda fake di Matteo Renzi” a Striscia la notizia che nei giorni successivi alla messa in onda ha avuto 430mila stream.

Fiorello nel corso della presentazione di ‘Viva RaiPlay’ a Roma, 28 ottobre 2019. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

La tv è entrata in una nuova era e da novembre l’Auditel sarà pronta a rilevare anche le app come Raiplay. Non è un caso che Viale Mazzini faccia scendere in campo Fiorello nel tentativo di far recuperare il tempo perduto al servizio pubblico. Nella nuova tv scomparirà il il “Buonasera signori e signore”, perché, come sottolinea lo stesso showman siciliano «non c’è più sera, mattina o pomeriggio, è un contenuto che può essere visto in qualunque orario». E poi aggiunge: «La sfida di “VivaRaiPlay” è un inizio, come la tv a colori, la terza rete».

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.

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