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Il M5s non replica il patto civico con il Pd in Emilia Romagna

Di Maio chiude la porta a possibili accordi con l’alleato di governo in vista dei prossimi appuntamenti elettorali: «Non ci sono i presupposti per un’intesa strutturale con i democratici»

La certezza di Luigi Di Maio dopo la batosta in Umbria è che le alleanze con altre forze politiche non rappresentano la soluzione. «Con il Pd si lavora meglio che con la Lega», concede Di Maio, ma nell’incontro con i referenti di Emilia Romagna emergono i forti dubbi sul replay dello schema Umbria. «Ci prepariamo ad una campagna elettorale difficilissima – ha detto il leader del M5s – Andremo da soli, che non significa non mettersi insieme a liste civiche, o ambire ad un candidato presidente che vada oltre il movimento. Ma non ci sono i presupposti per un’intesa strutturale con il Pd».

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Mentre il M5s cerca di elaborare una strategia per porre fine alla sequela di sconfitte elettorali, il Pd non vuole rinunciare alla candidatura del governatore uscente, Stefano Bonaccini. Ma una sconfitta in Emilia, storicamente “rossa”, farebbe precipitare il governo in una ulteriore crisi e pertanto sia il segretario del partito Nicola Zingaretti sia il ministro Dario Franceschini spingono i Cinquestelle verso un’alleanza. «È un dibattito che sta anche stancando gli italiani, si parla di coalizioni, di accordi, io credo che dobbiamo concentrarci sugli obiettivi. Se dobbiamo parlare di qualcosa a gennaio 2020, parliamo dell’acqua pubblica», rilancia Di Maio rispondendo alle critiche avanzate sull’opportunità o meno che i grillini corrano da soli in Emilia Romagna, dove si voterà il 26 gennaio prossimo.

Di Maio vuole che il M5s rappresenti una «terza via» tra centrodestra e centrosinistra, ma ammette che «essere post ideologici oggi è più difficile, vista la polarizzazione anche a livello europeo». Quindi avanti con il governo «per evitare aumento dell’Iva, ridurre il numero dei parlamentari e abbassare le tasse», ma cautela estrema nel legame sui territori con il Pd. Una posizione che se può scontenta l’ala vicino a Roberto Fico e soprattutto Conte e Grillo, che più di tutti hanno scommesso nell’alleanza con il Pd. E Zingaretti ci spera ancora: «La sua – ha precisato il segretario ai microfoni di Circo Massimo – è una posizione debole. Noi governiamo con loro e vogliamo andare avanti per altri tre anni. Giocare con le parole non ha senso. O l’alleanza è unita da una visione del futuro o non c’è. Io credo che questa visione vada costruita al più presto».

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