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La Cina è pronta a lanciare la prima criptovaluta di Stato

Sarà la prima moneta digitale nazionale al mondo. La Banca centrale cinese è pronta a rendere operativo un progetto a cui lavora dal 2014. Intanto Zuckerberg prova a rilanciare Libra

La Cina potrebbe presto diventare il primo Paese al mondo ad essere dotato di una criptovaluta nazionale. Mentre Zuckerberg prova a risollevare il destino di Libra, il presidente cinese Xi Jinping ha espresso pubblicamente l’auspicio di un’accelerazione nello sviluppo di sistemi di tecnologia blockchain. Una sfida, questa della criptovaluta made in Pechino, che allargherebbe il fronte dello scontro hi-tech e non solo con gli Stati Uniti. Il progetto della criptovaluta cinese non sarebbe del tutto nuovo: la Banca Centrale cinese ci starebbe lavorando già dal 2014.

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«La Banca Centrale cinese sta lavorando al progetto di una valuta digitale da cinque o sei anni, e credo che la tecnologia sia ormai pronta. La Banca del Popolo cinese sarà così la prima banca centrale al mondo a immettere sul mercato una criptovaluta», ha dichiarato il vicepresidente del China Center for International Economic Exchanges (Cciee), Huang Qifan. Negli ultimi mesi, però, pare sia arrivato l’ordine di accelerare. E probabilmente il motivo è da ricercare proprio nelle mosse di Zuckerberg. Il progetto Libra non è mai piaciuto alla Cina. Di recente, il tabloid cinese Global Times ha descritto Libra come una «potenziale minaccia» per la sovranità finanziaria cinese.

Ma se veramente la Cina lancerà una sua moneta digitale, cosa dobbiamo aspettarci? Di certo, le basi sono totalmente diverse da quelle di Libra. In entrambi i casi, la spina dorsale tecnologica è la blockchain. Per il resto, però, punti in comune non se ne intravedono. Il progetto di Facebook ha una matrice privata, ha fatto quadrato su molti altri attori privati, anche se alcuni dei più importanti si sono defilati. Il progetto cinese sembra un’altra cosa. Una criptovaluta regolata dalla banca centrale, con lo scopo di contrastare potenziale erosione della sovranità monetaria dello Stato.

Da parte sua Zuckerberg spinge sul governo statunitense proprio per arrivare prima, difendendo la sua creatura, da cui si sono sfilati via via partner come Mastercard, Visa e eBay. In audizione dinanzi al Congresso ha tirato dal cilindro l’incubo cinese: «Se l’America non guiderà le nuove tecnologie, come la possibilità di inviare soldi attraverso i sistemi di messaggistica, qualcuno lo farà al posto nostro e perderemo la leadership del settore». Il vero obiettivo delle parole del Ceo di Facebook è senza alcun dubbio Donald Trump. Il presidente Usa non ha mai fatto mistero di voler contrastare la Cina su più fronti.

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