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Insulti, minacce e messaggi d’odio: Liliana Segre è sotto scorta

I carabinieri garantiranno la tutela alla senatrice a vita, testimone della Shoah, che attraverso i canali dei social network riceve in media ogni giorno 200 messaggi di odio

Liliana Segre a braccetto di due carabinieri arriva alla Scala di Milano: è la prima immagine della sua nuova quotidianità dopo la decisione del prefetto di Milano di garantire tutela alla senatrice a vita, 89 anni, superstite e testimone della Shoah. La misura di protezione, da tempo sotto esame, è stata disposta durante il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico presieduto dal prefetto Renato Saccone e con al tavolo i vertici cittadini delle forze dell’ordine. D’ora in avanti, quindi, la senatrice a vita avrà due carabinieri che la accompagneranno in ogni suo spostamento e nelle uscite pubbliche.

Dopo aver visto con i propri occhi i crimini contro gli ebrei e aver vissuto sulla propria pelle le mostruosità dei campi di concentramento, la senatrice a vita Liliana Segre è costretta a difendersi di nuovo dall’odio antisemita. Non sono bastate le polemiche indegne scatenate a Palazzo Madama la settimana scorsa, dopo che la testimone degli orrori della Shoah aveva proposto una commissione straordinaria contro l’intolleranza, il razzismo, l’antisemitismo e l’istigazione all’odio e alla violenza.

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L’Osservatorio antisemitismo ha calcolato circa 200 insulti e minacce sui social network ricevuti in media dalla senatrice a vita. Messaggi di odio da parte di «odiatori seriali» che la senatrice a vita nel corso di un recente seminario alla Iulm ha definito «persone per cui avere pena e che vanno curate». Episodi non sottovalutati dalla Procura di Milano che ha aperto un’inchiesta, allo stato contro ignoti. Un’escalation di violenza culminata con lo striscione di Forza Nuova esposto nei dintorni del teatro di via Fezzan, a Milano, dove Liliana Segre incontrava assieme a don Gino Rigoldi gli studenti del quartiere.

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