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Migranti, Libia pronta a rivedere il memorandum con l’Italia

Tra le modifiche proposte dal ministro dell'Interno Lamorgese c’è «il miglioramento dei Centri di detenzione con l’obiettivo di una loro graduale chiusura per giungere a centri gestiti dalle agenzie dell’Onu»

La Libia ha accettato la richiesta italiana di rivedere il memorandum. Ufficializzando la disponibilità di massima già espressa dal portavoce del governo di Al Serraj, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha illustrato alla Camera quello che ha definito il «Piano operativo umanitario» in quattro punti che l’Italia presenterà alla prossima riunione del comitato italo-libico al quale verranno sottoposte le modifiche proposte. Tra questi c’è anche «il miglioramento dei Centri di detenzione con l’obiettivo di una loro graduale chiusura per giungere a centri gestiti dalle agenzie dell’Onu».

Il ministro dell’Interno Lamorgese ha garantito che sarà convocato un tavolo per parlare delle modifiche al testo. Proprio la soluzione della modifica del provvedimento, nonostante le forti polemiche delle associazioni umanitarie, è quella rivendicata dal governo nelle scorse settimane. «Il primo novembre l’ambasciata italiana a Tripoli – ha detto il ministro – ha proposto la convocazione di una riunione della Commissione congiunta Italia-Libia per concordare un aggiornamento del Memorandum attraverso modifiche per migliorarne l’efficacia e la proposta è stata accolta dalla Libia che ha comunicato la sua disponibilità a rivedere il testo».

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Lamorgese ad ogni modo ha complessivamente difeso il “Memorandum of understanding” con la Libia. «Al momento della stipula del memorandum, la situazione dei flussi migratori era preoccupante. Oggi c’è stata una forte diminuzione, del 97%, rispetto al 2017. Sono molto calate anche le morti nel mare, e sono convinta che il memorandum abbia contribuito a questi dati. In virtù di quell’accordo lo staff delle Nazioni Unite è rientrato in Libia, un risultato tutt’altro che scontato, un Paese che non ha ancora aderito alla Convenzione di Ginevra per il riconoscimento dello status di rifugiato. L’Unhcr assiste in Libia i migranti al momento dello sbarco, e effettua visite nei centri di detenzioni, soprattutto a Tripoli. Fornisce un apporto per lo svolgimento delle operazioni di evacuazione umanitaria, condotte da Italia, Libia e Niger, che ha permesso di accogliere dal dicembre 2017 complessivamente 859 richiedenti asilo, di cui 808 provenienti dalla Libia».

Il ministro dell’Interno ha poi dichiarato che «servono iniziative bilaterali per proseguire l’attivazione di corridoi umanitari ed evacuazioni umanitarie. Intendo proporre l’Italia come attore protagonista del coinvolgimento di altri Stati europei nell’attuazione dei corridoi, con la regia ed il finanziamento dell’Ue». L’Italia a fronte delle continue denunce di violenze, torture, condizioni di degrado e violazione dei diritti umani, chiede che Unhcr e Oim possano immediatamente aumentare la loro presenza e capacità di intervento nei centri di detenzione. «L’obiettivo dell’Italia – ha detto il ministro Lamorgese – è quello di migliorare le condizioni di vita dei migranti e di garantire il rispetto dei diritti umani in vista di una graduale chiusura di questi centri favorendo il loro trasferimento in altre strutture per arrivare a centri gestiti direttamente dalle agenzie dell’Onu».

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