MondoPrimo Piano

Morales si rifugia in Messico, cosa succede ora alla Bolivia?

L'ex presidente boliviano, costretto a dimettersi su pressione dell'esercito, ha accettato l'offerta di asilo del governo messicano. Adesso bisogna capire chi prenderà il suo posto per guidare il Paese verso nuove elezioni

L’ex presidente boliviano Evo Morales lascia il Paese e si rifugia in Messico, paese che gli ha garantito asilo politico dopo gli eventi degli ultimi giorni: «Sorelle e fratelli, parto per il Messico. Mi ferisce lasciare il Paese per ragioni politiche, ma sarò sempre vigile Presto tornerò con più forza ed energia», scrive su Twitter. La crisi in Bolivia è in corso da circa tre settimane, dalla diffusione dei risultati delle ultime elezioni presidenziali e le accuse di brogli. Morales è stato costretto a dimettersi dopo che le forze di sicurezza boliviane si erano schierate contro di lui e il suo governo.

La vicenda boliviana ha origine da una disputa giuridica riguardante la validità di un articolo della costituzione emanata nel 2009 proprio da Morales, che impone il tetto di due ricandidature per il presidente e vicepresidente della Repubblica. Per eludereil vincolo costituzionale, nel 2016 Morales ha indetto un referendum, che in caso di esito positivo avrebbe abolito la regola dei due mandati. Non andò bene e il popolo boliviano bocciò la proposta (con il 51,3% e una differenza di 138mila voti), ma in suo soccorso arrivò il Tribunale Elettorale Supremo, che si pronunciò contro la legittimità della norma.

Per questo le elezioni dello scorso 20 ottobre erano considerate un crocevia molto importante per il futuro del Paese, l’esercizio democratico che avrebbe stabilito una volta per tutte la reale entità del consenso di Morales. Per scongiurare la sconfitta, Morales avrebbe dovuto chiudere la partita al primo turno, il che significava ottenere il 50% dei consensi o il 40%, ma con almeno 10 punti di distacco sul secondo arrivato. È in questa fase che entra in gioco la variabile impazzita delle elezioni boliviane: il conteggio dei risultati preliminari (Trep).

Accanto al classico sistema di conteggio dei voti, infatti, da qualche tempo alcuni stati americani hanno implementato un meccanismo in grado di trasmettere i risultati preliminari delle elezioni. Si tratta di uno strumento raccomandato dall’Oas (l’Organizzazione degli Stati Americani) e molto utile ai media impegnati sul territorio, ma pensato soprattutto per fornire un’idea trasparente e rassicurante delle dinamiche elettorali nell’area. La notte del 20 ottobre, sfortunatamente, la trasmissione dei risultati preliminari si interrompe all’84% dei voti scrutinati, con il presidente uscente avanti di appena 8 punti sul principale avversario Carlos Mesa, storico e giornalista televisivo, presidente della Bolivia fino al 2005. Dopo 24 ore di buio il conteggio rapido riparte, consegnando a Morales la vittoria con un margine di poco superiore al 10%.

Non è del tutto chiaro come si sia arrivati a fermare il conteggio del Trep, ma è ormai troppo tardi per qualsiasi considerazione: il partito di Morales è stato accusato di aver falsato l’esito delle elezioni e tre settimane di violente proteste hanno lasciato sul terreno tre morti e cento feriti, oltre che una nazione ferita e spaccata in due. E con un presidente dimissionario, dopo l’estremo tentativo di indire nuove elezioni per placare la piazza, che ha scelto di rifugiarsi in Messico.

Il problema più urgente emerso adesso è capire chi prenderà il posto di Morales per guidare la Bolivia a nuove elezioni. Insieme all’ex presidente, infatti, si sono dimesse le cariche più importanti del paese, quelle che la Costituzione prevede che guidino il governo in caso di emergenza: il vicepresidente, Álvaro García Linera, la presidente del Senato, Adriana Salvatierra, e il presidente della Camera, Víctor Borda. La nuova presidente sarà probabilmente Jeanine Añez Chavez, seconda vicepresidente del Senato e senatrice del partito di opposizione Unione Democratica.

Tags
Back to top button
Close