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Hong Kong nel caos: trasporti, scuole e Parlamento paralizzati

L’ultima ondata di proteste è giunta al terzo giorno di fila. L’attenzione resta alta attorno alle università: la polizia ha usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma

Le proteste pro-democrazia a Hong Kong, giunte al terzo giorno di fila, hanno paralizzato la città: soppresse due linee della metropolitana mentre i trasporti proseguono a singhiozzo in diverse zone, le scuole e molte attività commerciali sono rimaste chiuse e perfino il parlamento ha sospeso i lavori per la bagarre scoppiata tra i fronti pan-democratico e pro-Pechino.

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Innalzato il livello di sicurezza attorno alle università della città, dopo i violenti scontri alla Chinese University tra studenti-manifestanti e forze di polizia. La tensione non appare in diminuzione: 80 studenti cinesi sono stati evacuati. «Nella notte la polizia ha usato gas lacrimogeni e ha sparato diversi proiettili di gomma contro gli studenti», ha scritto su Twitter uno dei volti delle proteste, Joshua Wong. «L’Università è ora assediata dalla polizia fuori controllo. Se perdiamo questa battaglia, perderemo anche l’ultimo respiro di libertà!».

Intanto, un tribunale dell’ex colonia britannica ha respinto a Joshua Wong, leader della protesta democratica, la richiesta di espatrio per recarsi in Italia. Lo fa sapere l’ufficio del portavoce del ministero degli Esteri cinese, in risposta a una richiesta di chiarimento sul possibile viaggio in Italia di Wong, previsto per fine novembre, dove è in programma un suo intervento alla Fondazione Feltrinelli di Milano. «A quanto apprendo, un tribunale di Hong Kong, ha respinto l’8 novembre scorso la richiesta del signor Wong di lasciare Hong Kong per l’Europa», si legge nel breve comunicato in cui si definisce l’attivista pro-democratico «una minaccia alla prosperità e alla stabilità di Hong Kong».

Da Pechino viene ribadita l’opposizione alle interferenze nelle vicende di Hong Kong da parte di «governi, organizzazioni o individui stranieri» e l’opposizione a fornire «piattaforme» per chi è impegnato nelle «attività per l’indipendenza di Hong Kong». Inoltre, l’Ufficio di collegamento della Cina di base a Hong Kong, ha denunciato che l’ex colonia «sta scivolando verso l’abisso del terrorismo». In una nota diffusa al terzo giorno di proteste e di pesanti scontri tra manifestanti pro-democrazia e polizia, l’Ufficio ha supportato la tesi menzionando il caso dell’uomo pro-Pechino dato alle fiamme per un diverbio con i manifestanti. L’Ufficio ha definito l’episodio «un flagrante atto di terrorismo».

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