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Venezia sott’acqua e il Mose che non c’è ancora

Due morti, danni gravissimi e allagamenti a causa dell'acqua alta. La barriera artificiale che proteggerà la città dovrebbe essere pronta solo alla fine del 2021

Due morti, la basilica di San Marco allagata, l’isola di Pellestrina sott’acqua: cronache di straordinaria acqua alta, a Venezia, con la piena record di 187 che ha sfiorato i livelli di quella più alta mai registrata: 194 centimetri, durante l’alluvione del 1966. Il Comune di Venezia ha ordinato la chiusura di tutte le scuole del centro storico, delle isole della laguna, del lido e di Pellestrina e ha annunciato di voler chiedere lo stato di crisi.

I danni in città sono gravi: gondole e imbarcazioni strappate dall’ormeggio e abbandonate sulle rive del Canal Grande, tre vaporetti affondati e pontili distrutti. Alberghi di lusso completamente allagati coi divani e i tavolini galleggianti tra le stanze. Decine di vetrine sfondate. Negozi di moda e suppellettili travolti dalla marea, con borse e foulard che affogano nell’acqua sporca. Piazza San Marco totalmente sott’acqua. Danneggiata anche la basilica di San Marco dove la cripta è stata sommersa del tutto e si è sfiorato il rischio di crollo.

Solo la piena del 1966 fu così devastante. Tanto da spingere Venezia, il Veneto, l’Italia, a cercare immediatamente una soluzione. Poi le acque si ritirarono, il fango fu asciugato, le botteghe vennero riaperte, i tavolini dei bar tornarono al loro posto e la soluzione all’acqua alta divenne sempre meno urgente. Fino ad arrivare agli anni Ottanta quando si pensò di realizzare una costruzione imponente, in grado di incidere sulla geomorfologia del particolare territorio veneto e limitare se non bloccare del tutto le maree che invadono Venezia. L’opera era pensata per essere un unicum di ingegneria civile, idraulica e ambientale: nel 1992 venne già elaborato un progetto di massima e nel 2003 sono iniziati i lavori. L’opera è stata affidata al Consorzio Venezia Nuova. Il concessionario del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, però, è stato commissariato nel 2014: la magistratura aveva constatato intrecci fumosi negli appalti, che si traducevano in fondi illeciti ricevuti da alcuni membri del Cvn. Nel complesso, l’inchiesta Mose ha registrato 35 arresti e 100 indagati, con molti nomi di peso. L’allora governatore Giancarlo Galan ha poi finito per patteggiare una pena di 2 anni e 10 mesi, mentre il ministro dell’ambiente Altero Matteoli è stato condannato a 4 anni.

I veneziani avrebbero dovuto avere il Mose già nel 2016, eppure oggi la città deve contare i danni per l’inondazione causata dall’alta marea dell’Adriatico. Ed è così che l’opera incompiuta finisce per essere l’ultimo simbolo di un’Italia incapace di progettare il futuro e proteggere il passato. Secondo quanto scriveva l’Ansa il 12 settembre scorso: « È fissata al 31 dicembre 2021 la consegna definitiva del sistema Mose, a protezione della Laguna di Venezia dalle acque alte. La data è contenuta nel Bilancio 2018 del Consorzio Venezia Nuova, il concessionario per la costruzione del Mose. La produzione complessiva svolta nel 2018 dal Consorzio ammonta a 74 milioni di euro. Il completamento degli impianti definitivi del sistema è previsto per il 30 giugno 2020, con l’avvio dell’ultima fase di gestione sperimentale».

Il modulo sperimentale elettromeccanico, da cui l’acronimo Mose, quando sarà finito, andrà a proteggere le tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia. Con un costo che potrebbe lievitare fino a 7 miliardi di euro, il Mose è un ambizioso sistema di paratoie adagiate negli alloggiamenti sotto il livello del mare. L’idea di base è, tutto sommato, semplice: quando le previsioni annunciano l’arrivo dell’alta marea, le paratoie piene d’acqua vengono svuotate con l’immissione di aria compressa e cominciano a sollevarsi fino all’emersione. L’alta marea viene così bloccata prima che possa entrare in laguna. Quando le condizioni tornano normali, le paratoie si riempiono di nuovo d’acqua e rientrano nei propri alloggiamenti. Il 12 ottobre 2014 furono sollevate per la prima volta quattro delle 78 paratie. Nel 2016 l’opera avrebbe dovuto essere completata. In teoria, il Mose oggi dovrebbe essere pronto all’85%. In pratica, siamo qui a raccontare una delle piene più devastanti degli ultimi decenni, con danni ingenti alla basilica di San Marco, uno dei più importanti capolavori del nostro Paese.

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