Musica

Tutti insieme sulla barca con Francesco Guccini: «Vergognoso il caso Segre»

Interpreti di diverse generazioni rileggono le canzoni del cantautore emiliano in “Note di viaggio”, contenente un inedito del Maestrone. «Ma non torno sul palco». «Dalle mie montagne questa Italia mi piace meno». «“L’avvelenata” il pezzo più conteso»

A Pàvana, 500 metri d’altitudine e una trentina di chilometri da Pistoia, di mulini ce n’erano tre. Il più grande, quello con cinque macine, era dei Guccini. Una famiglia fortunata, di quelle che stavano bene al mondo. Ma negli anni Cinquanta l’Italia cambiava in fretta, anche in montagna. Le fabbriche promettevano una vita meno grama e i contadini, quelli che non erano già emigrati, scendevano a valle. Le macine rallentavano, poi si fermarono per sempre. Anche il nipote del mugnaio, Francesco se ne andò per la sua strada. Prima a Modena, poi a Bologna, scrive un pezzo di storia della canzone d’autore italiana. L’immagine malinconica e nostalgica del mulino abbandonato finisce in “Radici”, il brano che nel ’72 dà il titolo al suo quarto album: «La casa sul confine dei ricordi/ La stessa sempre, come tu la sai/ E tu cerchi là le tue radici/ Se vuoi capire l’anima che hai…».

Oggi Francesco Guccini ha 79 anni e da diciotto vive stabilmente a Pàvana, in Toscana. Dalle sue montagne guarda i cambiamenti della sua Emilia chiassosa e godereccia che si appresta ad andare a un voto dalle ripercussioni nazionali: «Io spero ovviamente che vadano nella direzione che potete immaginare. L’Emilia è una regione di persone benestanti, governata bene, non credo che cambi molto… boh, staremo a vedere… » si augura il Maestrone, sdegnato e disgustato dai rigurgiti fascisti nel Paese. «Questa Italia mi piace meno… il caso della Segre è scandoloso» sottolinea il cantautore che ha scritto una delle canzoni più celebri sui campi di concentramento, “Auschwitz”. «È una vergogna che una sopravvissuta all’Olocausto sia costretta a vivere con una scorta. Probabilmente verrò massacrato sui social ma io non li ho, dicano pure quello che vogliono. Vergognosa anche l’astensione fatta in Parlamento».

La “casa sul confine dei ricordi” è ancora lì, tra le due valli, sulla riva del fiume, a ispirare pensieri tutt’altro che tristi: «Il mulino l’ha restaurato un mio cugino, è anche più bello di prima. Ha ricostruito un’intera ruota della macina, con i suoi dodici cucchiaioni di legno: un’impresa davvero titanica!». La nostalgia è rimasta soltanto nelle canzoni. Canzoni scritte nelle notti pavanesi piene di situazioni e di ricordi fra il rumore del fiume in fondo alla valle e il rombo di un camion lungo la statale, come “Natale a Pavana”, l’inedito inserito in “Note di Viaggio – capitolo 1: venite avanti…”, prima parte della raccolta delle più belle e indimenticabili canzoni di Francesco Guccini, interamente prodotta e arrangiata da Mauro Pagani, storico musicista e produttore al suo fianco per la prima volta, e interpretate dalle grandi voci della musica italiana.

«È una canzone in dialetto pavanese, ormai quasi scomparso» spiega il cantautore emiliano. «Era una poesia che avevo scritto, una vecchia storia. C’è un amico, italianista modenese, con cui giochiamo con la mia modenesità. Gli ho scritto per gioco questa poesia, di quando lasciavo Modena, da bambino, andavo a piedi alla stazione. C’era il sogno di Bologna, Modena era per me città di privazioni, allora da bimbo. Ho scritto questa poesia per questo mio amico e lui l’ha pubblicata. Quando Mauro (Pagani, nda) mi ha chiesto un testo da musicare, io e mia moglie abbiamo pensato a quella poesia».

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Non è un ritorno alla musica, tiene subito a sottolineare Guccini, anche se un altro inedito è in serbo per il secondo capitolo della raccolta. «Non sono Aznavour, il prossimo giugno ne ho 80, sono tanti. Ho deciso di smettere. Non ho nessuna intenzione di rimettermi a cantare… Non suono più capace di suonare neanche la chitarra. Alla mattina quando mi sveglio ho un ritornello di canzoni strane, esistono, forse le cantava mia madre o le sentivo in radio. Ora scrivo, sono contento di farlo. Era quello che volevo fare da grande. Sono finalmente riuscito a fare lo scrittore».

Tantissimi gli artisti, sia della vecchia guardia sia della nuova, che hanno aderito al progetto di Mauro Pagani: da Elisa che interpreta “Auschwitz” a Carmen Consoli con la meno popolare “Scirocco”, da Ligabue (“Incontro”) a Giuliano Sangiorgi (“Stelle”), da Nina Zilli (“Tango per due”) a Brunori Sas (“Vorrei”), da Malika Ayane (“Canzone quasi d’amore”) a Francesco Gabbani (“Quattro stracci”), da Samuele Bersani e Luca Carboni (“Canzone delle osterie di fuori porta”) a Margherita Vicario (“Noi non ci saremo”), fino Manuel Agnelli e Mauro Pagani (L’avvelenata) a sancire l’incontro tra generazioni differenti. Tutti insieme con il Maestrone sulla stessa barca, come sono ritratti nella copertina firmata dallo street artist TvBoy. Un’opera comparsa a sorpresa la mattina del 29 ottobre a Bologna, sotto gli occhi increduli e meravigliati dei passanti nei pressi di via Paolo Fabbri a Bologna. «L’idea della copertina non è stata mia, ma penso voglia significare che tutte queste persone di diversa generazione, sono radunate come fossero su una barca, radunate intorno alle mie canzoni» spiega Guccini.

Nella raccolta mancano alcuni dei cavalli di battaglia del cantautore, che avrebbe anche voluto scartare “L’avvelenata”. «Sono tre le canzoni che tutti conoscono, “L’avvelenata”, “Dio è morto” e “La locomotiva”… un giorno è capitato Vasco Rossi, in un bar dove c’ero anche io, si è avvicinato per complimentarsi per questa canzone. Gli ho detto: “Guarda che ne ho scritto tante altre!”» ride Guccini, meravigliato da alcune assegnazioni: «Non mi sarei mai aspettato “Tango per due”. Non mi aspettavo che qualcuno la scegliesse, non è facile. Una canzone che mi sarebbe piaciuto che fosse stata scelta è quella che avevo dedicato a mio padre, “Van Loon”. Mi sarebbe piaciuto che qualcuno l’avesse cantata ma è stata ignorata. Mi incuriosisce sentirmi cantato da qualcun altro… L’interpretazione che gli altri danno, la scansione, le pause. Alcuni mi sono piaciuti di più. L’altra sera è venuto a trovarmi Ligabue, che ha fatto “Incontro”, credo sia una bella interpretazione della canzone. Ma anche altri sono molto bravi…».

«Le canzoni sono state scelte dopo una prima selezione di pezzi papabili» interviene Mauro Pagani a spiegare le assegnazioni. «Davanti avevo un corpus di almeno 200, 250 canzoni. Ho iniziato a sceglierne una quarantina. Ho fatto una scelta di istinto, di gusto mio. Ho cercato di capire chi poteva essere adatto a cantare qualcosa, ho scelto 3,4 per ognuno».

«Per molti Francesco è stato un elemento formativo, della loro cultura musicale» continua l’ex Pfm. «Alcuni sono venuti con l’idea di proporre il proprio pezzo. Altri, come Dario Brunori, sembravano un po’ dubbiosi, non tanto all’idea di partecipare a un omaggio a Francesco Guccini, quanto preoccupati di riuscire a trovare un brano adatto alla propria vocalità. A Dario, poi, “Vorrei” è piaciuta al primo ascolto. Anche con Giuliano Sangiorgi ci siamo subito trovati d’accordo sul brano “Stelle”, ancora di più perché proprio in quei giorni nasceva sua figlia, Stella. “Scirocco” è uno dei brani armonicamente più ricchi dell’intero album. Ritmicamente interessante e pieno di luce. Sentivo quindi il bisogno di un’interprete che riuscisse a essere intensa e contemporaneamente leggera, per questo Carmen Consoli mi è sembrata adatta.

Carmen Consoli

È stato divertente suonare il violino su e giù per gli accordi, inseguendo la voce e quel lontano, misterioso profumo di Sud America. “Auschwitz” è stato il primo brano che ho proposto a Elisa, che ha accettato subito. “L’avvelenata” era il più conteso, così me lo sono preso io!» sorride Mauro Pagani. “Avvelenata” che chiude il primo capitolo di “Note di viaggio”. Insomma, “ho tante cose ancora da raccontare, per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto”.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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