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Commissione Ue, slitta ancora l’insediamento: avviata procedura d’infrazione contro il Regno Unito

Un inizio complicato per la presidente von der Leyen: la proroga della Brexit a gennaio 2020 e la bocciatura da parte del Parlamento Ue del commissario indicato dall’Ungheria rischiano di allungare ulteriormente i tempi

Sarebbe dovuta entrare in carica già il 1° novembre, ma così non è stato. A bloccare l’insediamento della nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen sono l’ulteriore proroga della Brexit al 31 gennaio 2020 e la bocciatura da parte del parlamento europeo della nomina di Oliver Varhelyi, commissario designato dall’Ungheria.

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Von der Leyen ha più volte sollecitato il governo di Boris Johnson a nominare un candidato commissario, come previsto dai trattati istitutivi e dall’accordo sulla Brexit. Di fatto, formalmente serve un nome per far partire la Commissione Ue nonostante il Regno Unito si appresti a lasciare l’Unione. Le autorità britanniche, però, hanno rifiutato, specificando di non essere nella condizione di suggerire un candidato a causa delle prossime elezioni del 12 dicembre che impedirebbero al governo di effettuare nomine internazionali durante il periodo della campagna elettorale.

In seguito al rifiuto la Commissione Ue ha aperto una procedura di infrazione contro il Regno Unito. In una nota si legge la scadenza del 22 novembre per fornire all’Ue delle motivazioni valide: «Il tempo così breve è giustificato dal fatto che la prossima Commissione deve entrare in carica al più presto possibile». Partire senza un commissario del Regno Unito non sarebbe impossibile ma potrebbe minare alla stabilità del nuovo esecutivo, in quanto potrebbe essere attaccato legalmente. Procedere anche a una nomina, inoltre, comporterebbe dei costi finanziari per una risorsa che svolgerebbe ben poco lavoro, restando nell’ottica che il Regno Unito abbandoni l’Ue il 31 gennaio.

Quanto a Budapest, la commissione Affari esteri dell’Europarlamento ha bloccato la conferma del candidato commissario ungherese, Olivier Varhelyi, a cui è stato attribuito il portafoglio dell’Allargamento. Sarebbe stata la sua vicinanza a Orban a far storcere il naso a gran parte del parlamento, soprattutto ai Socialisti&Democratici, a Renew Europe, ai Verdi e a Sinistra Unitaria Europa. Il rischio concreto, adesso, è quello di aggiungere un ulteriore ostacolo verso l’insediamento della Commissione europea che dovrebbe insediarsi, salvo ulteriori sorprese, il 1° dicembre.

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