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Anche l’Iran in rivolta contro il caro benzina

Il costo al litro passa da 10 a 15mila rial (da 8 a 15 centesimi di euro). Possibile effetto delle sanzioni Usa. Manifestazioni di protesta in tutto il Paese

Dopo il Libano e l’Iraq, tocca all’Iran. Colpita dalle sanzioni economiche degli Usa, la Repubblica islamica iraniana ha aumentato il prezzo dei carburanti. E le manifestazioni di protesta si sono diffuse in tutto il Paese. Al Jazeera scrive che le proteste sono avvenute nella capitale Teheran e in varie città dell’Iran. Secondo Bbc News in diversi casi i manifestanti si sono scontrati con le autorità locali: ci sono diversi feriti e due morti.

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La rabbia della popolazione è esplosa dopo l’annuncio del razionamento della benzina e dell’aumento del prezzo: adesso ogni automobilista adesso può acquistare 60 litri di benzina al mese a 15mila rial al litro mentre in precedenza erano 10mila (si passa da 8 centesimi di euro a 15). Ma ogni litro aggiuntivo costa 30mila rial. Fino a pochi giorni fa, invece, i primi 250 litri acquistati in un mese costavano 10mila rial per litro. Da circa un anno l’economia iraniana è tornata in difficoltà dopo che l’amministrazione americana di Donald Trump ha reintrodotto le sanzioni che erano state cancellate nel 2015 dall’accordo sul nucleare iraniano, e si pensa che il governo abbia aumentato il prezzo del carburante per far fronte alle difficoltà economiche del paese.

Sulle proteste è intervenuto il segretario di Stato americano Mike Pompeo che si è rivolto al popolo iraniano: «Gli Usa vi ascoltano, vi sostengono, sono con voi». Ma il ministro dell’Interno iraniano, Abdolreza Rahmani Fazli, ha già minacciato un intervento molto più duro delle forze di sicurezza per ristabilire l’ordine: «Finora le forze di sicurezza hanno mostrato moderazione e tollerato le proteste – ha detto parlando dalla tv di Stato – Ma poiché la calma e la sicurezza delle persone sono la nostra priorità, adempiranno al loro dovere di ristabilire la calma se continueranno gli attacchi alle proprietà pubbliche e private».

Le proteste più significative sono state quelle a Sirjan, dove è stato attaccato un deposito di carburante, a cui la folla ha cercato di dare fuoco prima che intervenissero le forze di sicurezza. Una folla di manifestanti ha dato fuoco alla sede della Banca centrale a Behbahan, nella provincia del Khuzestan. Intanto, è stata chiusa la frontiera meridionale con l’Iraq, nel passaggio di Shalamcheh, per i viaggiatori in entrata e in uscita. La misura è stata presa su richiesta di Teheran, preoccupata per il persistere delle proteste anti-governative sia in Iraq, che in Iran.

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