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Il piano B del governo sull’ex Ilva

«Amministrazione straordinaria, con un prestito ponte»: il ministro Boccia ipotizza un ritorno dei commissari se la trattativa con ArcelorMittal dovesse fallire

Mentre è appena iniziata la battaglia legale sull’ex Ilva con il ricorso dei commissari contro la richiesta di recesso di ArcelorMittal e continua la mobilitazione dei sindacati che saranno ricevuti al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, spunta una nuova possibilità per le acciaierie di Taranto come ha illustrato Francesco Boccia (Pd), ministro degli Affari Regionali: «Se Arcelor Mittal non rivede la decisione di lasciare Taranto, per l’ex Ilva scatterà l’amministrazione straordinaria, con un prestito ponte da parte dello Stato».

Le parole di Francesco Boccia arrivano dalla trasmissione Circo Massimo, su Radio Capital e ipotizzano un piano B se la trattativa con ArcelorMittal dovesse fallire. L’azienda quindi verrebbe nuovamente gestita da commissari. Nei piani del ministro questo passaggio servirebbe per rimettere l’ex-Ilva sul mercato, obiettivo che dovrebbe essere raggiunto entro un paio d’anni.

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Il Tribunale civile di Milano ha intanto fissato per il 27 novembre l’udienza sul ricorso d’urgenza depositato dai legali dei commissari straordinari dopo il recesso annunciato dall’azienda. Contestualmente ha invitato l’azienda «a non porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti» eventualmente «differendo lo sviluppo delle operazioni già autonomamente prefigurate per il tempo necessario allo sviluppo» del procedimento. Una decisione destinata a rallentare il cronoprogramma impostato dalla multinazionale per lo spegnimento dell’acciaieria 1 e dell’altoforno 2 in programma il 10 dicembre.

Si apre così una settimana cruciale per il futuro dell’Ilva di Taranto, in attesa di un nuovo incontro tra il premier Giuseppe Conte e il proprietario della multinazionale Lakhsmi Mittal per cercare di uscire dall’impasse nella quale è finito il siderurgico. Secondo alcuni quotidiani, come la Repubblica e il Messaggero, ArcelorMittal non avrebbe intenzione di andarsene davvero dall’Italia. Anzi. Sarebbe disposta a trattare. La condizione necessaria a riportare i gestori del colosso dell’acciaio sarebbe solo una: lo scudo penale, quella protezione dai reati ambientali che era stata garantita loro dallo Stato prima di accettare l’acquisizione.

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Intanto diversi mezzi pesanti si sono piazzati davanti alla portineria dello stabilimento: sono i fornitori dell’azienda che protestano per i crediti ancora non incassati. Il presidio dovrebbe crescere: secondo gli organizzatori è previsto l’arrivo di altri mezzi durante la giornata, anche da altre regioni. Torna a riunirsi il consiglio di fabbrica per decidere quale forma di mobilitazione intraprendere nei prossimi giorni per richiamare azienda e governo ai propri impegni. Si fa strada l’ipotesi di una manifestazione degli operai a Roma, senza escludere la possibilità di uno “sciopero al contrario” con gli impianti presidiati e la volontà di “disubbidire” ad ArcelorMittal non rispettando il cronoprogramma per lo spegnimento. La voce dei lavoratori arriverà nella Capitale già in giornata attraverso i tre leader di Cgil, Cisl e Uil che saranno ricevuti dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Quirinale per un incontro sulla vertenza Ilva e in generale delle crisi industriali.

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