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In Italia una donna subisce violenza ogni 15 minuti: perché è importante il 25 novembre

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, fissata dalle Nazioni Unite nel 1999, rappresenta un’occasione per parlare, informare e sensibilizzare su una problema che negli ultimi 10 mesi ha già fatto 94 vittime

«Ma che fai? Molla il coltello aspettiamo un bambino, io ti amo», ha detto al suo assassino prima di essere uccisa. Quello di Ana Maria, trentenne di origine rumena, è solo l’ultimo caso di femminicidio. Nei primi dieci mesi di quest’anno sono stati 94 in Italia gli omicidi con vittime femminili: ogni 72 ore, nel nostro Paese una donna viene uccisa da una persona di sua conoscenza e tre femminicidi su quattro avvengono in casa. La Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, fissata dalle Nazioni Unite il 25 novembre, rappresenta una occasione importante per parlare, informare e sensibilizzare sulla violenza di genere. Ma 24 ore non bastano.

La violenza sulle donne fa 88 vittime ogni giorno. Viene colpita una donna ogni 15 minuti. L’ex partner è indicato dalla vittima come presunto autore degli atti persecutori nel 60% dei casi e in oltre l’89% dei casi le donne vittime di violenza sono italiane, così come italiani sono gli autori (74%). Sono gli ultimi dati diffusi dalla Polizia di Stato, impegnata nel contrasto alla violenza di genere con la campagna “Questo non è amore”, partita nel 2016. Andando a guardare i singoli reati, i maltrattamenti sono i principali (36 casi al giorno), seguiti da stalking (27 casi), percosse (20 casi) e violenze sessuali (9 casi). Le vittime di sesso femminile nel tempo risultano in aumento, passando dal 68% circa del 2016 al 71% del 2019. La lettura di questo dato ha anche un risvolto positivo: una maggiore coscienza dei delitti subiti, una rinnovata propensione e fiducia nel denunciare quanto accaduto e quindi una maggiore emersione del fenomeno.

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A volere la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne è stata l’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre del 1999. L’intento dell’Onu era quello di sensibilizzare le persone rispetto a questo argomento e dare supporto alle vittime. Ogni anno, a partire dal 2000, in tutto il mondo governi, associazioni e organizzazioni non governative pianificano manifestazioni per ricordare le vittime di femminicidio. Per creare maggiore consapevolezza in chi subisce violenza ma anche in chi la esercita. Per far sì che certe azioni distruttive nei confronti di donne e ragazze non rimangano più sotto traccia e impunite. In ricordo dell’uccisione delle sorelle Mirabal, avvenuta nel 1960 a Santo Domingo perché si opponevano alla dittatura del regime di Rafael Leónidas Trujillo, il 25 novembre del 1981 ci fu il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche. Da quel momento in poi, il 25 novembre è stato riconosciuto in larga parte del mondo come data per ricordare e denunciare il maltrattamento fisico e psicologico su donne e bambine.

Un ulteriore passo in avanti nel riconoscimento della violenza sulle donne come fenomeno sociale da combattere è stato fatto con la Dichiarazione di Vienna del 1993. Successivamente nel 1999 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Dal punto di vista interno, a partire dagli anni Settanta è stata messa in atto una stratificata opera di modernizzazione della legislazione, culminata nel 2013 con la ratifica dell’Italia della Convenzione di Istanbul (legge 27 giugno 2013 n. 77) e l’emanazione della cosiddetta legge sul femminicidio (d.l. 14 agosto 2013, n. 93). Fino al Codice Rosso che garantisce un intervento più rapido dando la possibilità alla polizia giudiziaria di comunicare immediatamente al pm le notizie di reato, anche in forma orale: così si accorciano i tempi, e le vittime vengono ascoltate entro 3 giorni dalla denuncia.

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