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Dl fisco, scontro sulle fondazioni. Renzi: «Fanno i falsi moralisti»

M5S, Pd e Leu hanno votato a favore del rinvio dell’applicazione della legge «spazzacorrotti». Italia Viva ha votato contro. Anche Di Maio è intervenuto per criticare l’emendamento: «Si tolga questa porcheria»

«Di giorno sui social fanno i moralisti, di notte in commissione salvano le loro fondazioni«». Matteo Renzi, da giorni nell’occhio del ciclone per l’inchiesta sulla fondazione Open, su Twitter tenta di innescare una polemica commentando così l’approvazione in commissione alla Camera di un emendamento per «rinviare l’applicazione dello spazzacorrotti per equiparare le regole di trasparenza tra partiti e fondazioni».

Partito democratico, Movimento 5 stelle e Leu hanno votato a favore. Italia viva ha votato contro. «La decisione di rinviare l’applicazione della legge “spazzacorrotti“è un clamoroso errore che la commissione ha fatto nottetempo col voto favorevole di M5S, Pd e Leu e il voto contrario di Italia viva», ha scritto su Twitter il deputato di Italia Viva Luigi Marattin. Luigi Di Maio, capo politico del M5S e ministro degli Esteri, all’Adnkronos ha tuttavia chiarito: «Il decreto torni subito in commissione e si tolga quella porcheria».

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In sostanza, l’emendamento fa slittare al 2021 l’applicazione alle fondazioni della nuova normativa sulla trasparenza. Con l’equiparazione ai partiti, anche le fondazioni e associazioni sono infatti tenute ai medesimi obblighi di trasparenza. Viene tra l’altro sancito l’obbligo di rendicontazione a carico di partiti e movimenti politici per elargizioni di contributi in denaro complessivamente superiori nell’anno a euro 500 per soggetto erogatore, o di prestazioni o altre forme di sostegno di valore equivalente per soggetto erogatore. L’obbligo di annotazione è esteso anche alle liste e ai candidati alla carica di sindaco che partecipano alle elezioni nei comuni con più di 15.000 abitanti.

È da oltre vent’anni che si discute di finanziamento ai partiti, con iniziative legislative che nel tempo hanno profondamente cambiato le regole, senza per questo riuscire a risolvere fino in fondo il problema degli illeciti. Da ultimo ci ha provato la legge anti-corruzione, anche detta Spazzacorrotti dal M5s, che è in vigore dall’inizio di quest’anno e interviene anche sul tema dei partiti e delle fondazioni. Naturalmente, però, la normativa non ha valore retroattivo, ed è per questo che ora si parla di una commissione parlamentare per fare luce sul passato.

«Il mio emendamento per il rinvio di un anno della equiparazione delle associazioni ai partiti è legato alla impossibilità, per la Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, di esaminare i rendiconti di 6000 associazioni, come si evince della relazione inviata il 27 maggio scorso al Parlamento dalla commissione stessa». È il deputato Pd Claudio Mancini a spiegarlo, assicurando che «non era certo mia intenzione creare problemi a maggioranza e governo, ma se si vuole affrontare razionalmente la questione sarebbe forse più utile separare la rendicontazione delle normali associazioni da quella delle fondazioni politiche».

Si tratta, dunque, di un rinvio meramente tecnico e non politico, che nei giorni scorsi aveva proposto Leu, perché «la commissione preposta alle verifiche sarebbe infatti chiamata a controllare circa 6mila organizzazioni e oltre 50mila politici. E gli stessi magistrati della commissione, nel corso di un’audizione alla Camera, hanno detto che i compiti sono aumentati esponenzialmente rispetto all’organico a disposizione. Quindi nessuna strumentalizzazione, né emendamenti scritti in silenzio, ma la necessità di far fronte a una richiesta dagli organi di controllo» avevano dichiarano i deputati di Liberi e Uguali, Luca Pastorino e Nico Stumpo, replicando all’attacco di Italia Viva.

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