Come funzionano le pensioni in Francia

È uno dei sistemi più complicati d’Europa, ma adesso Macron vuole mettere ordine. Intanto il Paese è paralizzato da manifestazioni e scioperi contro la riforma

La Francia è di nuovo paralizzata a causa di manifestazioni e scioperi contro la riforma delle pensioni voluta dal presidente Emmanuel Macron, che sulla carta dovrebbe entrare in vigore dal 2025. Scontri nelle piazze, disagi alla circolazione, treni e aerei bloccati. Il precedente a cui tutti guardano è quello del dicembre 1995, quando la protesta contro l’allora riforma delle pensioni paralizzò la Francia e costrinse il governo di Alain Juppé a fare marcia indietro. Questa volta come andrà? Ma soprattutto: quanto durerà? È ancora presto per dirlo perché la riforma è ancora in fase di elaborazione e non sarà presentata in Parlamento prima dell’inizio del 2020.

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Sulla carta l’età pensionabile è di 62 anni per tutti i lavoratori, ma per via di vecchi accordi sindacali le cose variano molto tra le diverse categorie di lavoratori e tra settore pubblico e privato. I macchinisti delle ferrovie statali, per esempio, vanno in pensione a 50 anni, mentre i dipendenti della metropolitana a 55. I dipendenti delle società pubbliche che forniscono gas ed elettricità possono andare in pensione a 57 anni, i ballerini del corpo di ballo nazionale, che iniziano a lavorare molto presto, già a 42 anni. Per come fu strutturato il welfare francese quando fu fondato dopo la Seconda guerra mondiale, diverse categorie di lavoratori gestiscono i loro fondi pensionistici autonomamente e con condizioni privilegiate. In tutto ci sono 42 casse pensionistiche, come quella per i dipendenti delle ferrovie o quella degli infermieri. La gestione separata, pensata per rispondere meglio alle esigenze di diversi lavoratori, ha però prodotto una notevole diversità di trattamento. Inoltre, per i dipendenti del settore privato le pensioni sono calcolate in base ai 25 anni di maggiori contributi versati, mentre per i dipendenti del settore pubblico il calcolo si fa prendendo in considerazione solo gli ultimi sei mesi di servizio, quelli dove normalmente si raggiunge il picco di retribuzione. La Francia è uno dei paesi europei in cui in media si va in pensione più presto e ricevendo le pensioni più alte, ma dove le differenze tra i pensionati sono molte. Liberi professionisti e agricoltori sono tra le categorie più svantaggiate dall’attuale sistema e le donne, che hanno in media carriere più discontinue e cambiano diversi mestieri, sono spesso costrette a lavorare fino a 67 anni per ottenere un sussidio sufficiente.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto di voler riorganizzare il sistema pensionistico introducendo una gestione unica e un metodo di calcolo della pensione uguale per tutti i lavoratori. La riforma dovrebbe introdurre un sistema a punti, accumulabili dai lavoratori durante gli anni di carriera e convertibili in pensione: questo dovrebbe eliminare parte delle differenze che esistono ora tra i lavoratori. Macron ha detto più volte di non voler diminuire la spesa pensionistica complessiva (che è circa il 14 per cento del PIL) e in campagna elettorale aveva promesso di non aumentare l’età della pensione oltre i 62 anni: sembra però che la sua riforma prevederà incentivi per lavorare più a lungo, in modo che l’età della pensione si alzi di fatto a 64 anni.

Lo sciopero e le manifestazioni sono state organizzate per protestare contro la riforma delle pensioni che per molti comporterebbe un peggioramento della propria situazione. Per altri la riforma renderebbe più giusto e sostenibile il sistema pensionistico francese. Il calcolo delle pensioni con il sistema dei punti ridurrebbe di molto le pensioni dei dipendenti pubblici, costringendoli a lavorare più a lungo per ottenere la pensione che desiderano. Il nuovo sistema sarebbe inoltre più rigido rispetto alle differenze tra i lavori più logoranti e quelli che lo sono meno. Diversi sondaggi hanno rilevato che i francesi sono in maggioranza favorevoli a una riforma del sistema pensionistico che ne corregga le storture più evidenti, ma il poco che si sa della riforma di Macron ha comunque prodotto molto malcontento tra i lavoratori che al momento godono delle condizioni migliori. Il prossimo sciopero generale è stato indetto per martedì prossimo, prima che il governo presenti la sua prima bozza della riforma.

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