La fuga dal M5s, il senatore Ugo Grassi passa alla Lega

Il senatore formalizza il suo addio ai Cinquestelle dopo il no alla risoluzione della maggioranza sul fondo salva-Stati. Salvini lo accoglie: «Le porte della Lega sono aperte a chi non è succube del Pd»

Il senatore del Movimento 5 stelle Ugo Grassi aderisce al gruppo della Lega. Dopo il no alla risoluzione della maggioranza sul Fondo salva-Stati a Palazzo Madama, Grassi ha ufficializzato un addio che aveva già annunciato ormai due settimane fa. Mentre Matteo Salvini chiarisce quello che già era chiaro: «Le porte della Lega sono aperte a tutti gli eletti e gli elettori a 5 Stelle, a chi con coerenza, competenza e serietà, ha idee positive per l’Italia e non è succube del Pd». E infatti ci sono altri parlamentari del gruppo dei 5 Stelle che sarebbero in partenza, come Stefano Lucidi e Francesco Urraro che hanno dichiarato il loro dissenso con la linea ufficiale del M5s.

In una lettera di Grassi diffusa dalla Lega, il senatore ha commentato così la sua decisione: «Il punto è che il mio dissenso non nasce da un mio cambiamento di opinioni, bensì dalla determinazione dei vertici del Movimento di guidare il paese con la granitica convinzione di essere i depositari del vero e di poter assumere ogni decisione in totale solitudine. Gli effetti di questo modo di procedere sono così gravi ed evidenti (a chi vuol vedere) da non dover neppure essere esposti. Basti l’esempio della gestione dell’ex ilva per dar conto dell’assenza di una programmazione nella gestione delle crisi».

«Chi vuole andarsene, consegni alla presidenza del Senato una lettera che dice: voglio cambiare casacca e tradire il mandato che i cittadini mi hanno dato», è la reazione del capo politico del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio. «Non c’è nulla di male a cambiare idea, ma allora ti dimetti, torni a casa e ti fai eleggere da un’altra forza politica. Nella lettera possono mettere in allegato anche il listino prezzi dei senatori del mercato delle vacche aperto da Salvini». La reazione di Stefano Lucidi, altro senatore in partenza, è allarmante per i 5 Stelle: «So che usciranno 20 o 30 persone e che stanno valutando di fare un nuovo gruppo».

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Il Movimento, dunque, è riuscito a superare la prova del Fondo Salva Stati, ma ne è uscito comunque fortemente ammaccato. Luigi Di Maio prova ad andare avanti e a rilanciare. E da oggi è al voto su Rousseau la riorganizzazione, con i sei «facilitatori» scelti dal capo politico. Scelte che rischiano di dividere ancora il Movimento. Anche se Di Maio ha trovato spazio per alcuni «delusi», nel tentativo di recuperarli. Tra loro ci sono Paola Taverna, per l’area Attivismo locale, Danilo Toninelli, per le Campagne elettorali, e Ignazio Corrao, per l’Area supporto Enti Locali.

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