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Le conseguenze della Brexit: cosa succede ai turisti e ai lavoratori europei

Il 31 gennaio la Gran Bretagna dirà addio alla Ue: sarà più difficile trasferirsi lì per lavoro e per visitarla serviranno visto elettronico e passaporto. Ma per chi ci vive e lavora già cambierà poco

La vittoria dei conservatori allontana definitivamente il Regno Unito dall’Ue. Adesso Boris Johnson ha i voti necessari in parlamento per far passare il suo accordo sulla Brexit entro il prossimo 31 gennaio, l’ultima scadenza fissata dai leader europei dopo numerosi rinvii. Ma anche in questo caso ci sarà un periodo di transizione che durerà almeno fino alla fine del 2020. Da febbraio, però, partiranno i negoziati che dovranno definire i rapporti futuri tra Gran Bretagna e Unione Europea: le intese raggiunte finora riguardano infatti solo i termini del divorzio, tutto il resto deve essere ancora definito. Con la maggioranza assoluta Johnson avrà mani libere, il che apre la porta a diversi scenari possibili.

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Boris Johnson potrebbe agevolmente perseguire una «hard Brexit» basata su un vago accordo di libero scambio, sull’esempio del modello canadese: dunque qualcosa che allontanerebbe decisamente Londra dall’Europa e la spingerebbe verso gli Stati Uniti. Ma dall’altro lato Johnson sarebbe anche privo di condizionamenti interni da parte del suo partito e potrebbe cercare al contrario di stabilire un rapporto di stretta vicinanza con la Ue, in modo da minimizzare le ricadute economiche della Brexit.

Ma i diritti acquisiti dei cittadini europei non vengono messi in discussione: per chi già vive e lavora qui non cambia nulla, occorre solo registrarsi al ministero dell’Interno sulla base del «settlement scheme». Cambiano invece le cose per l’Irlanda del Nord, che sarà soggetta a un regime diverso rispetto al resto della Gran Bretagna, per evitare il ritorno a un confine rigido con la Repubblica d’Irlanda a Sud: l’Irlanda del Nord rimarrà legata al sistema doganale europeo e al mercato unico, mentre il resto della Gran Bretagna ne sarà fuori.

Con la Brexit avrà fine il regime di libera circolazione con l’Europa e Londra metterà in atto una politica sull’immigrazione che privilegia i lavoratori qualificati rispetto a quelli non qualificati: questi ultimi (baristi, camerieri, parrucchieri, come lo sono tanti giovani italiani che sbarcano qui) dovranno avere già un contratto in tasca prima di partire e potranno fermarsi solo per breve tempo (forse un anno al massimo), senza poter maturare il diritto alla residenza. Invece il personale come medici o docenti potrà ottenere visti di lavoro più lunghi (anche cinque anni) e acquisire la residenza permanente.

Anche i turisti dovranno munirsi di passaporto e visto elettronico. Non basterà più la carta d’identità per i turisti europei che hanno intenzione di visitare il Regno Unito. Serviranno un visto elettronico simile all’Esta e una autorizzazione online prima di partire con almeno tre giorni di anticipo rispetto alla data del viaggio. Arrivi e partenze dei turisti saranno registrati con un sistema di conteggio “In & Out” in maniera tale che chi viaggia per turismo non si fermi oltre i tre mesi. Chi invece vorrà rimanere più a lungo dovrà munirsi di un visto di lavoro.

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