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Dai 6mila di Bologna ai 100mila di Roma: come è cambiato il movimento delle sardine

Era il 14 novembre quando la prima manifestazione organizzata su Facebook riempì Piazza Maggiore. Dovevano contrastare la campagna elettorale leghista in Emilia Romagna, ma nel frattempo hanno raggiunto tutta Italia: in soli 30 giorni sono diventate il simbolo della sfida al sovranismo

Una piazza San Giovanni con migliaia di persone. L’obiettivo delle sardine era di invadere Roma e secondo uno dei leader, Mattia Santori, «è stato raggiunto».«Siamo molto soddisfatti, riempire una piazza così è molto bello. Adesso lavoriamo di nuovo per capire quale è il modo migliore per partire verso nuovi traguardi». La Capitale ha radunato un popolo colorato, “di anticorpi della democrazia”, come dicono su magliette e cartelloni. Nessuna bandiera di partito. Nessun palco al centro, ma un camioncino con amplificatore alla maniera degli street corner inglesi. Ma soprattutto tante famiglie, tanti bambini, giovani e meno giovani. Oltre centomila persone per gli organizzatori, circa 35mila secondo la Questura.

Un mese dopo Bologna, che ha segnato la nascita di questo movimento anti-sovranista, Roma ha tributato la celebrazione definitiva del nuovo soggetto politico. «Abbiamo vinto 113 piazze a zero in un mese» esulta Santori. «L’idea era riempire la piazza e cambiare un po’ la percezione della politica in questi anni. Direi che l’obiettivo è stato raggiunto». Dall’abolizione del decreto sicurezza alla condanna di ogni forma di violenza nella pratica politica, sono 5 le proposte politiche dei giovani di Piazza San Giovanni: «Chi è eletto faccia politica nelle sedi istituzionali. I ministri comunichino solo attraverso i canali istituzionali. Ci sia trasparenza nell’uso dei social network e su chi finanzia le pubblicazioni da parte dei politici. La violenza verbale sia equiparata alla violenza fisica. Abrogare il decreto sicurezza, servono leggi che non mettano al centro la paura».

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Tutto è cominciato a Bologna il 14 novembre. Un raduno in piazza, per rispondere a Matteo Salvini che nel frattempo riempiva il PalaDozza. Uno slogan semplice, “Bologna non si Lega“, e la scelta di un simbolo, le sardine: ovvero coloro che “non abboccano” alla propaganda. Un mese dopo, le sardine riempiono Piazza San Giovanni a Roma e non sono già più le stesse: l’ambizione di contrastare Salvini in Emilia Romagna è presto deflagrata in un movimento nazionale, che ha riempito le piazze da nord a sud della penisola e non solo. Le sardine spostandosi di città in città hanno sposato battaglie diverse, come quella sull’Ilva a Taranto,e conosciuto le prime polemiche interne come quella sulla partecipazione di Casapound alla manifestazione di Roma. Si sono dotate di un manifesto, ma hanno sempre detto che non diventeranno partito. L’elemento di continuità è stato soprattutto “l’anti-leghismo”. Un percorso che ha portato le sardine a riprendersi la piazza antifascista di Roma violata dal raduno del centrodestra organizzato da Mateo Salvini e Giorgia Meloni.

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