Musica

Da Sanremo Giovani segnali di un ritorno ai riti del passato

I concorrenti buttati nella mischia come gladiatori in scontri a due. Un festival misogino, solo 2 delle 8 caselle della sezione Nuove Proposte occupate da donne, entrambe del Sud: la siracusana Tecla Insolia e un duo tarantino. Verso una edizione kolossal. Scelti i 22 Big

Oggi un posto di giudice in tv non si rifiuta a nessuno. Perfino Ivan Zazzaroni, giornalista seguace del dio Pallone, dà i voti alle coppie concorrenti di “Ballando con le stelle”. Perché allora il vecchio e noioso ex portalettere Piero Chiambretti non può esprimere il suo parere sulle canzoni dei giovani in cerca di un pass per salire sull’ambito palco dell’Ariston di Sanremo? E perché Antonella Clerici deve giudicare soltanto cuochi e manicaretti, quando anche Pupo mette naso e bocca tra i fornelli? E Joe Bastianich non passa tranquillamente dalle forchette alla chitarra, dalla ricerca di (master)chef alla caccia di talent?

L’attività del giudicare diventa essa stessa spettacolo. Hanno più eco le parolacce di Mara Maionchi, giurata a XFactor, che le canzoni dei ragazzi in gara. D’altronde, viviamo nell’era dei social e dei “like”, e tutti, anche gli incompetenti, emettono giudizi o decisioni definitive. L’autorevolezza e l’imparzialità del giudice sfumano così in un groviglio di dubbi e sospetti.

Quanta credibilità quindi dare al risultato finale di Sanremo Giovani, quando è arrivato dalla somma dei voti della presunta supergiuria – composta da Pippo Baudo (l’unico titolato), Carlo Conti, Antonella Clerici, Piero Chiambretti e Gigi D’Alessio –, dalla imperscrutabile e misteriosa Demoscopica, dalla Commissione musicale presieduta da Amadeus – e formata da Claudio Fasulo, Leonardo De Amicis, Massimo Martelli e Gian Marco Mazzi (che aveva anche il compito di indicare i due artisti provenienti da Area Sanremo) – e dal famigerato Televoto (ciascuno con lo stesso peso, il 25% sul risultato finale)? Poca, pochissima credibilità. Un meccanismo tipicamente festivaliero e televisivo. Che spesso è andato in contrasto. Ma che assicura spettacolo, polemica, suspense, rabbia, gioia. Ascolti, in una parola. Ma non credibilità.

Eugenio in Via Di Gioia

In una serata autoreferenziale per la Rai, i dieci finalisti del concorso sono stati buttati nell’arena come gladiatori, uno contro l’altro in sfide a due, vittime sacrificali al dio Auditel. È stato riesumato anche il voto con le palette per la supergiuria. Altri segnali che indicano un ritorno all’antico, ai riti più beceri di questa messa cantata. Vengono bocciati l’indie rock dei Réclame (“Il viaggio di ritorno”), la Antony and the Johnsons bionda, ovvero Shari, che cantava “Stella”, unica donna superstite del concorso Rai, il divertente danzabile anni Ottanta di Thomas (“80”), il crudo rap di periferia di Jefeo (“Un due tre stella”), il precario del lavoro e dell’amore Avincola (“Un rider”). Vincono il figlio d’arte, Leo Gassmann (“Vai bene così”), il Battisti dalla pelle nera, Fadi, con “Due noi”, il trapper elettrico Fasma (“Per sentirmi vivo”), la band Eugenio in Via Di Gioia, candidata alla vittoria con “Tsunami”, divertente pezzo tra marimba ed elettronica, e il falettiano Marco Sentieri, con la sua paternale sul bullismo. A loro si aggiunge un altro maschietto, il naif Matteo Fustini, proveniente da Area Sanremo. In questo Festival misogino tocca alle donne del Sud portare contenuti e qualità. Sempre da Area Sanremo arriva il duo formato da Gabriella Martinelli e Lula.

Vengono da Taranto e sul palco dell’Ariston portano il dramma dell’Ilva, “Il gigante d’acciaio”, come s’intitola la loro canzone, tra fumi rock e scariche rap. L’ottava in finale è la vincitrice di Sanremo Young, Tecla Insolia, che porta un po’ di Sicilia sulla riviera ligure: la carta di identità riporta Varese come città di nascita e Piombino come residenza, ma la ragazza, che a gennaio compirà 16 anni, ha radici siracusane, la mamma è di Solarino e il papà di Floridia. Ieri sera ha presentato il brano “8 Marzo”, canzone in era #MeToo. «Sono onorata di poter portare un pezzo che parla della forza femminile, sono giovane ma ho già una mia visione sul mondo. Nessuno può decidere cosa dobbiamo fare, dire o essere. Dimostriamo a noi stesse cosa siamo in grado di fare» commenta con piglio maturo.

Tecla Insolia

«Il mio Festival sarà imprevedibile e popolare, mai snob», è la filosofia di Amadeus. «Io faccio una tv popolare che deve arrivare a tutti: quiz, show, ora Sanremo». Vorrebbe trasformare il palco dell’Ariston nel pianerottolo di casa, «perché Sanremo è di tutti», dice. Con il rischio della confusione, come già saggiato nella finale dei Giovani chiusa ben oltre la mezzanotte. Quella che va delineandosi per celebrare i 70 anni della rassegna canora più famosa d’Italia, appare sempre più una edizione corale: dieci ragazze, due per sera, al suo fianco, ospiti di grande richiamo (da Fiorello a Roberto Benigni, da Al Bano & Romina a Tiziano Ferro, mancherà invece Jovanotti in quei giorni in bici sulle Ande) e volti “simboli” del Festival (Pippo Baudo, Carlo Conti, Antonella Clerici, Piero Chiambretti, Gigi D’Alessio e «mi farebbe piacere» anche Paolo Bonolis, ovvero i giudici già coinvolti nella finale di Sanremo Giovani). Un kolossal mondano, con il ritorno delle star internazionali (Lewis Capaldi, Bradley Cooper e Meryl Streep), e thriller, con il ripescaggio delle classifiche di tappa di memoria baudiana. E poi tante comparse: i 22 “campioni” in gara. Perché la musica, si sa, è il contorno.

«I giochi sono fatti per i Big», avvisa il direttore artistico. «La mia playlist è pronta, ma almeno dieci che meritavano sono rimasti fuori. Ho scelto 22 canzoni bellissime, al passo con l’attualità e la discografia di oggi». Amadeus le svelerà il prossimo 6 gennaio, alla presenza degli interessati, nel corso della serata della Lotteria Italia a “I soliti ignoti”. In attesa della “rivelazione”, questi dovrebbero essere i “prescelti”: Irene Grandi con una canzone di Vasco Rossi, Noemi con un brano di Fabrizio Moro, Marco Masini (che celebra 30 anni di carriera proprio nel 2020), Francesco Gabbani senza la scimmia che balla, Elodie, Alberto Urso, Giordana Angi, Anastasio, Piero Pelù, Levante, Achille Lauro, Rancore, Raphael Gualazzi, Pinguini Tattici Nucleari (in “quota Stato Sociale”), Michele Zarrillo, Diodato, Paolo Vallesi, Elettra Lamborghini, Giusy Ferreri, Le Vibrazioni, Enrico Nigiotti, Fred De Palma, Bugo con Morgan, il trio Rossana Casale – Grazia Di Michele – Mariella Nava, Canova e Tricarico. Fra i bocciati ci sarebbero Irama, Riki, Michele Bravi, The Kolors, Gianluca Grignani in coppia con Bianca Atzei, i Nomadi.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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