M5s, solo il 12% dei parlamentari in regola con le rendicontazioni

Ultimatum del Movimento che minaccia maximulte. Ma per il momento sono solo 39 su 317 quelli ad aver restituito parte del proprio compenso

Se a gennaio 2019 i morosi nel M5s erano un piccolo gruppo in una maggioranza disciplinata, a fine anno i parlamentari Cinquestelle in regola con le «rendicontazioni», cioè quanti hanno restituito parte del proprio compenso, come il Movimento chiede, sono solo 39 (su 317): sarebbe in regola solo il 12%. Questo potrebbe essere segno del “malcontento” che serpeggia nel M5s: è ovvio che chi si appresta a lasciare la casa natìa lo farà con il portafoglio pieno, senza aver versato balzelli vari a un Movimento nel quale non si riconosce più. Naturalmente c’è anche chi vuole far parte a pieno titolo del Movimento ma contesta «il metodo Casaleggio» e i versamenti. Nel pacchetto c’è anche chi ha scommesso sulla fine anticipata della legislatura. E quindi l’ultimatum del M5s di saldare tutto entro il 31 dicembre potrebbe portare allo scoperto il nucleo di dissenso radicale.

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Richiamare alle regole deputati e senatori non è un’operazione semplice. La lista è lunga e mancano solo poche ore alla fine del 2019. Il sito di riferimento è tirendiconto.it. Qui si trova una messe di dati indicativa, ma non esauriente. Perché chi si è trovato nella lista nera, come Carla Ruocco, contesta il mancato aggiornamento del sito. E perché molti stanno pagando in questi giorni. Stando al sito, ci sono tre senatori che non hanno rendicontato nulla nel 2019 e ben poco nel 2018: sono Vittoria Bogo Deledda, Alfonso Ciampolillo (sotto processo per le posizioni sulla xylella) e Luigi Di Marzio (in odore di Misto). Ci sono ben 14 supermorosi, ovvero parlamentari che non hanno (ancora) restituito un centesimo nel 2019. Sono 11 deputati e 3 senatori. Tra i primi ci sono Acunzo, Aprile, Cappellani, Dieni, Fioramonti, Frate, Galizia, Grande, Lapia, Romano e Vallascas. Tra gli ultimi, Anastasi, Di Micco e Mario Giarrusso. Seguono molti altri che non hanno rendicontato diversi mesi, tra i quali Rachele Silvestri, Andrea Colletti, Yana Ehm, Paolo Lattanzio, Dalida Nesci, Gianluca Vacca. Ma sono dati parziali e in aggiornamento. Federica Dieni, per esempio, sta rendicontando tutto in questi giorni.

Ma c’è anche chi nel 2019 ha sempre versato ciò che doveva versare in linea con le regole. Si tratta dei senatori Giorgio Fede, Barbara Floridia, Gabriele Lanzi, Arnaldo Lomuti e Fabrizio Trentacoste; e dei deputati Raffaele Bruno, Stefania Ascari, Lucia Azzolina, Antonio Federico, Riccardo Olgiati, Davide Serritelle, Carlo Sibilia, Arianna Spessotto, Luca Sut e Davide Tripiedi.

Il meccanismo delle rendicontazioni è farraginoso. Lo stipendio di un deputato è composto da più voci: 5000mila nette, più 3600 euro (per collaboratori ed eventi) e 3600 euro per affitti e diaria (decurtati in caso di assenze). Per il Movimento al deputato bastano 3000 euro per vivere. Il resto va speso o restituito. Il minimo da ridare è di 2000 euro al mese. A questi si aggiungono i 300 mensili per Rousseau e quelli «volontari», a partire da 1500 euro per Italia 5 Stelle. Il M5s minaccia maximulte, ma sono di dubbia legalità. Quanto alle espulsioni il Movimento prevede tre probiviri al lavoro sulle segnalazioni. L’ultima traccia pubblica è stata data a giugno, quando si parlava di 109 procedimenti aperti.

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