L’Italia preoccupata per la possibile “escalation” in Iraq

Il governo monitora la situazione e non nasconde i timori per i futuri sviluppi in Medio Oriente. Il premier Conte confida che l’Unione Europea possa giocare un ruolo chiave

Sull’escalation in Iraq dal governo italiano arriva l’appello alla moderazione dal premier Giuseppe Conte e dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Il premier, fa sapere Palazzo Chigi, chiede a Stati Uniti e Iraq «dialogo e senso di responsabilità». «In questa prospettiva -spiegano le stesse fonti- l’Ue può giocare un ruolo fondamentale e offrire un contributo determinante. Conte si sta prodigando affinché l’Europa possa esercitare tutto il proprio peso diplomatico per evitare sviluppi imprevedibili e vanificare così tutti gli sforzi per stabilizzare l’area».

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Naturalmente, la «massima attenzione è rivolta ai nostri militari nella regione». Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, dopo che la Nato ha fatto sapere di aver sospeso l’addestramento delle forze irachene all’indomani dell’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, spiega che «le missioni militari italiane continuano come programmato, dopodiché c’è stato un innalzamento delle misure di sicurezza previste in situazioni di questo tipo». Nelle procedure di sicurezza innalzate «si è ritenuto di sospendere temporaneamente l’attività di addestramento delle forze irachene che riprenderà appena le condizioni lo consentiranno, ma la missione prosegue – sottolinea ancora Guerini – Non ci sono elementi di preoccupazione legati ad evidenze particolari, ma c’è una situazione di tensione che richiede da parte nostra che vi sia un innalzamento delle misure di sicurezza».

Anche il titolare della Farnesina, Luigi Di Maio, ha espresso «preoccupazione» per gli ultimi sviluppi della situazione in Iraq, sottolineando che «in quella regione la nostra priorità è e resta la lotta al sedicente Stato Islamico». «In quell’area – scrive sui social il ministro degli Esteri – ci sono nostri militari che sono stati gravemente feriti o sono morti per combattere Daesh, in ogni sua forma. Uomini e donne in uniforme che rischiano la vita per garantire la nostra sicurezza. Il nostro pensiero va al loro operato e alla loro incolumità. Negli ultimi giorni come Italia abbiamo lanciato un forte appello al dialogo e alla responsabilità, invitando a mantenere aperti i canali con tutti gli interlocutori, evitando atti che possano avere gravi conseguenze. Ma se vogliamo essere davvero incisivi, l’Unione Europea deve saper parlare con una sola voce. Ed è per questo che ho apprezzato l’invito alla moderazione e alla de-escalation dell’alto rappresentante Ue, Josep Borrell. L’uso della forza non ha mai portato da nessuna parte. Al contrario, ha sempre provocato ulteriore destabilizzazione ed effetti devastanti sia sul piano umanitario, sia su quello migratori».

E mentre tutte le forze politiche stigmatizzano l’escalation di tensione e violenza, torna a levarsi fuori dal coro la voce di Matteo Salvini, unico leader italiano a complimentarsi con il presidente Trump per l’uccisione di Soleimani. «Fra l’estremismo e la violenza islamica e la libertà, non ho dubbi su chi scegliere: sempre e comunque la libertà, la pace, il rispetto dei diritti umani e dei nostri valori cristiani»

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