Sanremo 2020, il cast è un bollito misto

Un'edizione senza qualità, specchio del direttore artistico Amadeus. I Big portati in extremis da 22 a 24 per aggiungere due donne a un cast maschilista. In gara “bocciati” dei talent, signori Nessuno, rapper e trapper che durano una stagione, artisti all’ultima spiaggia. Scomparsi i segnali di rinnovamento introdotti da Baglioni

Al Festival della canzone le canzoni sono un optional, i cantanti figuranti generici. Eppure tutti ci sperano. Ci sperano i virgulti canori, arruolati per far numero sul palco dell’Ariston. Ci sperano i bolliti in disarmo, che a Sanremo sono sicuri di trovare un giornalista pietoso e disposto a intervistarli. Di speranza in speranza, si arriva ai casi umani. Sanremo è l’ultima spiaggia dei signori Nessuno in cerca del quarto d’ora di popolarità profetizzato da Andy Warhol.

Il cast del Festival dei 70 anni, che si svolgerà dal 4 all’8 febbraio, non si distacca dalla tradizione. È lo specchio dell’uomo senza qualità Amadeus, il “signore dei quiz” promosso a direttore artistico e conduttore, già costretto a correre ai ripari per mettere delle pezze a gaffe ed errori. La lista dei Big, anticipata a un quotidiano, è stata in extremis allungata da 22 a 24 nomi in seguito alle polemiche sollevate sia per la discriminazione nei confronti degli altri mass media sia per la ridotta presenza femminile. Ma la pezza (Rita Pavone e Tosca) risulta peggiore del buco. Alla fine, è stato cucinato un insipido bollito misto, che avrà bisogno di molte salsette per poter diventare appetibile.

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POLVERE DI TALENT
Si attinge a piene mani dal serbatoio dei talent, mecca di ogni aspirante alla gloria e fucina di un nuovo esercito di sanremesi 2.0. Ovvero cantanti abbagliati dalla luce dei riflettori degli studi televisivi, che passano da una gara all’altra. Se una volta si ingrossavano le file dei concorsi pubblici, oggi si partecipa in massa a quelli musicali. E spesso neanche uno su mille ce la fa. Ben quattro concorrenti vengono da “Amici” e soltanto uno dei quattro l’ha vinto, ovvero il tenorino messinese Alberto Urso, 22 anni compiuti a luglio, vincitore della XVIII edizione del talent di Mediaset. Gli altri tre, Elodie, Giordana Angi e Riki, si sono fermati al secondo posto e non si comprende perché rientrino nella sezione dei Big. Misteri della tv. Come Elettra Lamborghini, la regina del twerking (ballo che si basa sullo scuotimento del sedere), nota più per essere stata giudice (ahinoi!) al talent di Rai2 “The Voice of Italy” che per le qualità canore. La sua proposta, “Musica (e il resto scompare”), è stata preferita a quelle presentate da Samuele Bersani, Mietta e dalla coppia indie DiMartino-Colapesce.

NEO-SANREMESI
Alimentata dai “bocciati” dei talent, si rafforza di anno in anno questo esercito di partecipanti che tornano abitualmente al Festival. Sono quelli che hanno via via occupato i posti che una volta appartenevano quasi di diritto ad Al Bano, Toto Cutugno, Milva, Anna Oxa, ecc. Per molti di loro non c’è vita lontano dall’Ariston. Aspettano la vetrina sanremese per far lievitare il cachet e mendicare qualche concerto o, quanto meno, garantirsi un’estate di sagre e feste di piazza. Francesco Gabbani, ad esempio. Dopo la vittoria nel 2016 nella categoria “Nuove Proposte” con il brano “Amen” e il bis nel 2017 tra i “Big” con il brano “Occidentali’s Karma”, del toscano si erano perse le tracce. Michele Zarrillo (13 partecipazioni), Marco Masini (9 con una vittoria), Tosca (5 partecipazioni), Diodato (3 partecipazioni), Raphael Gualazzi (4 partecipazioni), Le Vibrazioni (3 partecipazioni), sono i nomi degli altri reduci. Poi ci sono due new entry. La prima è quella di Enrico Nigiotti: ha partecipato nel 2019 con la canzone “Nonno Hollywood” e in precedenza era stato in gara a Sanremo Giovani. L’altra è quella di Achille Lauro, ormai presenza fissa sulla riviera ligure, al Festival (per il secondo anno consecutivo) come al Premio Tenco. Presenta una canzone il cui titolo, “Me ne frego”, ricorda il motto del ventennio fascista e non mancherà di suscitare polemiche.

ORA O MAI PIU’
Accanto ai “neo sanremesi”, e confinanti con loro, artisti che vivono nel limbo. Che da tempo ormai sono in attesa di fare il “grande salto” e sperano che questa sia la volta buona per una conferma più vasta. Qual è, infatti, il valore di Levante? Dopo il flop come giudice di “X Factor”, può diventare la nuova regina della musica italiana o resterà una cantante da Rai2? E chi sono i Pinguini Tattici Nucleari: una band indie da club o potranno aspirare ai Palasport con la canzone “Ringo Starr”? E, ancora, Paolo Jannacci può ripercorrere le orme del padre Enzo o dovrà accontentarsi di vivacchiare all’ombra di un genitore così ingombrante?

BOLLITI IN DISARMO
Il palco dell’Ariston è il luogo in cui s’incrociano le vite di tanti giovani di belle speranze, di talenti in cerca di definitiva affermazione, ma anche di artisti sul viale del Tramonto al disperato tentativo di conquistare un altro anno sotto i riflettori o di far risalire una parabola in picchiata. Rita Pavone si ripresenta all’età di 74 anni. La popolare “pel di carota” torna con la canzone “Niente (Resilienza 74)” 48 anni dopo la sua ultima partecipazione.
Da chi viene recuperata nella soffitta dei ricordi a chi resta confinato nel sottoscala. È il caso di Bugo: considerato tra i pionieri del nuovo cantautorato, non è mai emerso e per lui, come per il suo compagno d’avventura Morgan (alla terza partecipazione), questa è davvero l’ultima spiaggia. Piero Pelù è il rocker che, sulla soglia dei sessant’anni, si mette la testa a posto: si sposa e si accomoda in ciabatte sul divano davanti alla tv. Per Irene Grandi, alla quinta partecipazione, è l’ultimo tentativo di restare a galla: un salvagente glielo lancia ancora una volta Vasco Rossi, che ha scritto una canzone per lei dal titolo “Finalmente io”.

POPCORN
Per non dimenticare i “ggiovani”, una abbondante spruzzata di becchime che i ragazzi consumano come i popcorn, formato da rapper e trapper che spuntano sotto gli alberi come i funghi, durano una stagione e poi spariscono. Della truppa quest’anno fa parte Anastasio, “Rosso di rabbia”, l’anno scorso ospite dopo aver vinto “X Factor”. È un ritorno anche quello di Rancore, nel 2019 in coppia con Daniele Silvestri. Mentre è la prima volta per Junior Cally rapper con la maschera.

Insomma, nulla di nuovo all’orizzonte. Scomparsi anche quei deboli segnali di rinnovamento che erano apparsi nelle due edizioni curate da Claudio Baglioni. Nel cast di quest’anno non vediamo un nuovo Mamhood e sembrano un sogno Zen Circus, Motta, Ex-Otago, Boomdabash, Ghemon e Ultimo, tra i “Big” nel 2019. Il Festival inverte rotta e torna al passato.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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