L’Iran attacca le basi militari Usa in Iraq: come risponderà Trump?

È la prima reazione iraniana all’uccisione di Soleimani. Teheran parla di 80 morti, ma la Casa Bianca esclude vittime americane: «Va tutto bene. Abbiamo le truppe più forti e meglio equipaggiate al mondo!»

L’Iran ha avviato l’operazione “Soleimani Martire” lanciando una pioggia di missili contro due basi Usa. L’attacco principale è avvenuto contro la base al Asad, circa 230 chilometri a nordovest della capitale Baghdad, dove secondo l’esercito iracheno sono caduti 22 missili; il secondo è stato compiuto contro una base a Erbil, nel Kurdistan Iracheno, regione del nord dell’Iraq abitata per lo più da curdi. Fonti americane hanno detto che negli attacchi non ci sono stati né morti né feriti, informazione confermata dall’esercito iracheno. La televisione iraniana ha detto che sarebbero stati uccisi «80 terroristi americani», senza però fornire alcuna prova.

La Casa Bianca ha immediatamente reagito riunendo il consiglio di sicurezza nazionale con il segretario di Stato Mike Pompeo e il capo del Pentagono Mark Esper. Ma ora si aspetta la nuova mossa di Donald Trump: tregua o un altro attacco? Sui media filtra l’indiscrezione che il presidente starebbe valutando «numerose opzioni» per rispondere sul campo agli iraniani. Al momento, va detto, non c’è niente di certo. Tanto che Trump ha pubblicato un tweet giudicato interlocutorio: «Va tutto bene. Missili lanciati dall’Iran a due basi militari in Iraq. Stiamo facendo una ricognizione dei danni e delle vittime in queste ore. Finora va bene! Abbiamo le truppe più forti e meglio equipaggiate al mondo!».

La situazione è molto confusa. Da una parte Teheran mette mano all’arsenale e dall’altra, attraverso il suo ministro degli Esteri, Javad Zarif, ha definito quello che è successo una «risposta proporzionata di autodifesa» da parte dell’Iran. Zarif, considerato appartenente all’ala più moderata del regime, ha aggiunto che l’Iran «non vuole un’escalation delle violenze o una guerra». Gli ayatollah si rivolgono anche all’Onu. L’ambasciatore Majid Takht Ravanchi ha scritto al Segretario generale Antonio Guterres: «Prenderemo tutte le misure necessarie e proporzionate contro ogni minaccia o uso della forza».

L’attacco è stato per dimensioni molto contenuto e ha mostrato come l’Iran non abbia intenzione di alzare troppo la tensione e provocare una guerra contro gli Stati Uniti. La base di al Asad è stata a lungo usata per le operazioni dell’esercito statunitense nell’ovest dell’Iraq, e che nel 2017 ospitava circa 500 persone tra militari e civili. Dopo la sconfitta dello Stato Islamico nel paese, la presenza americana nella base è stata progressivamente ridotta, ma è rimasta comunque piuttosto consistente. La base di Erbil, che si trova vicino all’aeroporto della città, è stata utilizzata soprattutto dalle forze speciali nelle operazioni che hanno riguardato il nord del paese e la Siria orientale. Nell’attacco contro la base di Erbil sembra che i missili siano tutti caduti fuori dalla base, senza fare danni. Il contingente italiano che sta a Ebil, ha scritto Ansa, si sarebbe rifugiato in un bunker e i suoi membri risultano «illesi». L’Iran ha minacciato che la sua risposta in caso di una eventuale reazione americana sarà più dura e violenta. Al momento gli Stati Uniti non hanno detto se, quando e come abbiano intenzione di reagire.

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