Quali sono le città più inquinate d’Italia

La qualità dell’aria continua a peggiorare, nonostante limiti e divieti. A Roma e Milano la situazione è grave, ma anche altrove i dati sono molto negativi

Il 2020 è iniziato con l’Italia avvolta dallo smog. In molte regioni e città sono scattati divieti di circolazione per i mezzi più inquinanti, e anche limiti al riscaldamento domestico, con l’obiettivo di contrastare l’inquinamento da particolati, le sostanze sospese nell’aria che hanno una dimensione fino a 100 micrometri (i famigerati pm10). Il limite di queste sostanze è stato superato in vari capoluoghi anche a causa, come specifica il sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa) che effettua un monitoraggio continuo, «delle persistenti condizioni meteo di alta pressione, che favoriscono il ristagno degli inquinanti». Roma, Milano, Torino e Bologna sono i capoluoghi più colpiti del momento, ma anche a Firenze e Napoli la situazione è critica.

Il decreto legislativo n. 155 del 2010 ha attuato in Italia la direttiva europea 2008/50/CE che ha lo scopo di tutelare la qualità dell’aria. Vengono fissati una serie di limiti agli agenti inquinanti presenti nell’aria (biossido di zolfo, biossido di azoto, benzene, monossido di carbonio, piombo, Pm10 etc.), superati i quali le regioni e le province autonome devono adottare un piano che «preveda le misure necessarie ad agire sulle principali sorgenti di emissione». Tra queste ci sono anche le limitazioni alla circolazione dei veicoli a motore, per riportare la situazione a livelli accettabili. Il responsabile dei recenti blocchi alla circolazione dei veicoli inquinanti è in particolare il Pm10. Con questa sigla, spiega il decreto legislativo, si intende una sottocategoria del «materiale particolato», ossia l’insieme delle particelle atmosferiche solide e liquide sospese in «aria ambiente» (ossia quella esterna), in particolare quelle particelle che hanno un diametro aerodinamico inferiore o uguale ai 10 µm (millesimi di millimetro). Il limite per il Pm10 è fissato a livello giornaliero in 50 millesimi di grammo al metro cubo, da non superare più di 35 volte per anno civile, e a livello annuale in 40 millesimo di grammo al metro cubo. Le regioni e le province autonome stabiliscono autonomamente dopo quanti giorni di sforamento del limite scattino le misure di contrasto.

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A Milano, dove dal 3 gennaio sono in vigore le misure che limitano la circolazione stradale (e il riscaldamento domestico), il limite per il Pm10 è stato superato in nove giorni su dieci tra il 4 e il 13 gennaio 2020. Solo il 5 gennaio il valore si è fermato a 44 milligrammi di Pm10 per metro cubo d’aria. Il valore più alto è stato toccato il 10 gennaio, con 80 milligrammi di Pm10 per metro cubo. Anche a Roma non va meglio: il 14 gennaio è scattato il blocco della circolazione dei diesel. Su 23 stazioni di rilevamento di Pm10, dieci hanno rilevato valori medi superiori alla soglia nel periodo tra il 1° gennaio e il 12 gennaio 2020.Tuttavia, in questo arco temporale, solo in sei stazioni su 23 non si è verificato nemmeno un giorno di superamento della soglia. Ma la situazione appare critica in tutto il Lazio.

Estremamente critica è la situazione anche a Torino, dove il limite di 50 milligrammi al metro cubo di Pm10 è stato sempre superato nel nuovo anno – con un picco il 9 gennaio, quando si è toccata quota 93 milligrammi al metro cubo. Va leggermente meglio a Bologna, dove da inizio anno, il limite di Pm10 è stato superato otto volte: qui il picco è stato il 1 gennaio con 69 milligrammi per metro cubo.

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