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Dalla Sicilia all’Albania: Coca Cola emigra per la sugar tax

La Sibeg sarebbe pronta a delocalizzare a Tirana a causa della tassa contenuta nella manovra 2020

Ancora la sugar tax deve entrare in vigore e già ha prodotto i suoi effetti. La Sibeg di Catania, di proprietà della famiglia Busi, che da oltre cinquant’anni produce, imbottiglia e distribuisce le bibite del marchio Coca Cola rischia di delocalizzare parte della produzione in Albania.

«Inizialmente la proprietà ci ha quantificato in una ventina di milioni di euro l’aggravio dei costi dovuti alla nuova tassa e per questo motivo ha avanzato una richiesta di esuberi pari al 40% dei lavoratori, cioè 151 persone», spiega al Sole 24Ore un delegato della Flai Cgil Sicilia. Gli annunci successivi, però, hanno preso una piega ancora peggiore, con il management che minacciava di spostare in Albania tutti gli investimenti che erano stati pianificati per Catania. Non solo gli esuberi, dunque, ma anche il trasferimento all’estero di una parte della produzione.

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Sindacati e azienda hanno chiesto un tavolo al premier Giuseppe Conte per vedere se esistono compensazioni in grado di attutire il colpo. Un abbassamento dell’Iva, per esempio, che sulle bevande gassate è al 22% anziché al 10. Ma qualsiasi rimodulazione del piano industriale, fanno sapere dalla Sibeg, non potrà prescindere dal riposizionamento dei costi alla luce delle nuove imposte. Che a conti fatti incidono ben 18 milioni di euro, su un fatturato dell’azienda pari a 115 milioni di euro: 16 milioni in più all’anno calcolati per la sugar tax, e 2 milioni per la plastic tax.

In Albania la Sibeg impiega 330 dipendenti, più o meno lo stesso numero dello stabilimento di Catania. «Con una differenza – spiega l’amministratore delegato Luca Busi – che a Tirana paghiamo soltanto una flat tax del 15%, mentre in Italia la tassazione complessiva sulle aziende ormai supera il 60%. Per questo ho deciso di spostare a Tirana i due investimenti che avevo previsto di fare sullo stabilimento siciliano da qui a tre anni: quello per la linea di produzione dei formati piccoli e quello per l’imbottigliamento asettico». Significa che, per questi due segmenti di prodotto, quando le linee saranno pronte anche l’Italia verrà servita dall’Albania. «L’impianto di Catania rimarrà, certo, ma depotenziato – dice Busi – e per questo dobbiamo ringraziare la sugar e la plastic tax».

La decisione dell’azienda siciliana è diventata un caso nazionale. Tra le prime reazioni quella di Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia ha affidato a Instagram il suo commento: «Grazie alla plastic tax e alla sugar tax – si legge nel post – lo storico impianto Coca Cola di Catania verrà delocalizzato in Albania, dove c’è la flat tax al 15%, mentre qui da noi le imposte superano ormai il 60%». Meloni ha individuato un unico colpevole, il governo Conte bis: «Un duro colpo non solo per i lavoratori e il territorio, ma per lo stesso Stato italiano: con le sue tasse il Governo grillo-piddino sta letteralmente distruggendo l’economia nazionale».

Matteo Renzi chiede di bloccare l’entrata in vigore della sugar tax, prevista per il prossimo ottobre: «Il Governo intervenga subito convocando l’azienda e dando assicurazione sul fatto che prima dell’entrata in vigore di ottobre la Sugar Tax verrà cancellata come Italia Viva ha chiesto da settimane. E come è giusto che sia. Bisogna agire subito. La Sugar Tax ancora non è entrata in vigore e non dovrà entrare mai in vigore».

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