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Brexit, il Parlamento Ue dice sì all’accordo di recesso

Il Parlamento ha approvato l’accordo di divorzio con 621 sì, 49 no e 13 astenuti. Dal 31 gennaio la Gran Bretagna non sarà più ufficialmente un Paese Ue

Il Parlamento europeo ha approvato mercoledì a larga maggioranza l’accordo di recesso del Regno Unito dall’Unione europea. I voti favorevoli sono stati 621, i contrari 49, gli astenuti 13. Dal 31 gennaio la Gran Bretagna non farà più parte dell’Unione europea. Dopo si aprirà un periodo di transizione che durerà fino a fine dicembre 2020 (sempre che non ci siano ulteriori estensioni) in cui i due blocchi dovranno negoziare un accordo commerciale tra il Regno Unito e gli ex partner europei.

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Dopo il voto il presidente dell’Europarlamento Davide Sassoli ha citato le parole di Joe Cox, l’europarlamentare laburista anti Brexit uccisa al grido di “Britain first”: «Cari amici britannici – ha detto – addio è una parola troppo definitiva, ed è per questo che insieme a tutti i colleghi vi dico soltanto arrivederci. E voglio salutarvi con le parole di Jo Cox, la deputata britannica uccisa durante una campagna elettorale: “Abbiamo molto di più in comune di quanto ci divide”».

«Siamo addolorati dal risultato del referendum ma lo rispettiamo», ha affermato il capo negoziatore Ue per la Brexit Michel Barnier ricordando il compito della commissione che «è stato quello di organizzare questo recesso ed un ritiro ordinato». Barnier ha poi promesso che in futuro si procederà con «lo stesso spirito senza aggressività ma difendendo gli interessi dell’Unione e seguendo principi ricordati da presidente von der Leyen». Il negoziato Ue ha poi detto che «si può essere patrioti del proprio paese ma anche europei ed europeisti» e al Regno Unito ha fatto i suoi migliori auguri.

La mezzanotte di venerdì segnerà il punto di non ritorno: il Regno Unito sarà fuori dall’Unione europea, ma per Londra e l’Ue inizierà una nuova strada di trattative tutte in salita, per regolare i rapporti futuri. Nell’immediato della Brexit non si prevedono sconvolgimenti, ma le ripercussioni arriveranno, ed è inutile farsi illusioni: «Dobbiamo lavorare per avere degli accordi che impediscano qualsiasi ripercussione economica negativa – ha detto il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni – consapevoli del fatto che, se ci saranno difficoltà, le ripercussioni negative saranno alla fine purtroppo più negative per il Regno Unito che per l’insieme dell’Ue».

Fino a che punto i danni potranno essere limitati, dipenderà dall’accordo sulle relazioni future, che i 27 e Regno Unito dovranno raggiungere in dieci mesi. Tra le prime conseguenze dirette ci sarà l’addio all’Eurocamera dei 73 deputati eletti alle Europee del maggio 2019, portando il totale di scranni a ridursi da 751 a 705 (46 saranno «congelati» in attesa di nuovi stati membri e altri 27 ridistribuiti a paesi sotto-rappresentati, inclusi tre seggi destinati all’Italia).

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