Criptovalute e valute ufficiali, i rischi di un pericoloso equivoco

Chi sostiene che le criptovalute come i bitcoin possano potenzialmente essere in grado di soppiantare in futuro le valute ufficiali commette un macroscopico errore di valutazione

La Bce e gli altri istituti di Inghilterra, Canada, Giappone, Svizzera e Svezia stanno studiando la possibilità di creare valute digitali parallele a quelle fisiche. La notizia è di questi giorni e ha immediatamente fatto scattare verso l’alto le quotazioni delle criptovalute, bitcoin in testa. Una mossa di tale portata da parte delle maggiori banche centrali del pianeta, infatti, alimenta notevoli aspettative di un peso sempre più crescente delle valute digitali a scapito, evidentemente, di quelle tradizionali.

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Questo ragionamento sembra essere stato immediatamente fatto proprio dalla maggior parte degli investitori, i quali però, a nostro avviso, rischiano di rimanere vittime di un pericoloso equivoco di cui, in appresso, cercheremo di dare conto. Cominciamo col dire, in premessa, che l’unico aspetto che accomunerebbe una valuta digitale emessa da una banca centrale con un bitcoin (come per le altre criptovalute) sarebbe esclusivamente riconducibile all’utilizzo della medesima tecnologia: la blockchain.

Per il resto le differenze sarebbero nette e insormontabili, in considerazione del fatto che una criptovaluta non può dirsi una “moneta” in senso proprio. Una moneta ufficiale, infatti, emessa da una banca centrale per conto di uno o più stati sovrani, dispone di “corso legale” che gli conferisce, tra l’altro, la fondamentale capacita di estinguere forzosamente ogni debito nell’ambito dell’area monetaria di riferimento. Ciò in quanto rappresenta una passività a carico della stessa banca centrale a cui corrisponde, per contro, un’attività a favore di chi la detiene.

Un bitcoin, invece, rappresenta un gettone virtuale a cui è possibile, convenzionalmente e su base volontaria, assegnare la funzione di mezzo di scambio e il suo valore viene determinato esclusivamente dal mercato, ovvero dall’incontro tra domanda e offerta. Ne consegue che il suo prezzo, libero di oscillare senza alcun presidio, presenta inevitabili caratteristiche di volatilità tali da renderne oltremodo rischioso l’utilizzo, sia come “riserva di valore” (risparmio) che come investimento finanziario.

Pertanto, chi sostiene che le criptovalute possano potenzialmente essere in grado di soppiantare in futuro le valute ufficiali commette un macroscopico errore di valutazione, proprio in riferimento alle sostanziali differenze che abbiamo sin qui evidenziato. Oltretutto, l’ipotesi di una quantità potenzialmente illimitata di valute emesse da privati, senza alcun controllo di tipo politico, rappresenterebbe una gravissima minaccia per la tenuta dell’intero sistema economico globale.

Le banche centrali, infatti, svolgono il ruolo fondamentale e insostituibile di regolatori della quantità di moneta presente nel sistema, che deve essere continuamente “aggiustata” (con manipolazioni di vario tipo) in considerazione delle mutevoli necessità. Basti pensare, ad esempio, a cosa sarebbe accaduto durante l’ultima crisi del 2008 senza i tempestivi e maestosi interventi coordinati delle maggiori banche centrali del pianeta.
E’ pur vero, poi, che gli Stati non sempre riescono a svolgere in modo compiuto ed efficace il loro ruolo secondo quanto sopra descritto, ma questo è un altro, seppur non meno importante, discorso.

In definitiva, nulla esclude che le criptovalute possano avere in futuro un loro ruolo, anche di rilievo, come mezzo di scambio tra soggetti che volontariamente ne riterranno utile il loro l’utilizzo. Ma chiamarle “altre monete” non è corretto, sono soltanto “altre cose”.

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