Da Wuhan alla Cecchignola: rimpatriati 56 italiani

Saranno ospitati al Centro olimpico militare. Ogni stanza è di complessivi 16-20 metri quadrati con due letti, tv e computer

L’allarme coronavirus ha costretto molti Paesi a organizzare voli di rimpatrio dalla Cina per i propri cittadini rimasti a Wuhan, epicentro dell’epidemia. Per tutti al rientro è previsto un periodo di quarantena di 14 giorni da trascorrere in un luogo il più isolato possibile. Tutto è pronto nella città militare della Cecchignola, alla periferia di Roma, per accogliere i 57 italiani evacuati dalla Cina con il volo speciale dell’Aeronautica decollato dall’aeroporto militare di Pratica di Mare hub nazionale per questo tipo di emergenze, attrezzato come entry point anche per l’assistenza medica specialistica.

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Non appena atterrati, il protocollo messo a punto nelle ultime ore prevede un primo screening sanitario: chi risulta negativo verrà trasferito alla Cecchignola. Eventuali casi positivi saranno inviati all’ospedale Spallanzani. In caso di emergenze, durante i giorni di isolamento, sempre lo Spallanzani entrerà in campo e manderà il proprio personale sanitario. Non potranno riabbracciare i familiari. Al massimo potranno parlarci per telefono. E poi, forse già dopo qualche giorno di quarantena, incontrarli in locali isolati. Dall’altra parte di un vetro. Misure necessarie per evitare rischi di un potenziale contagio da coronavirus.

Il luogo dove saranno fatti alloggiare è il Centro olimpico dell’esercito all’interno del complesso della Cecchignola, alla periferia sud di Roma. Ci sono una sessantina di stanze pronte per 105 posti letto. Ogni stanza è di complessivi 16-20 metri quadrati, con due letto, un tavolino, la tv, il computer, il telefono e il suo bagno. I medici del ministero, vestiti con tute di protezione, capo coperto e guanti, andranno a visitarli in stanza 3 volte al giorno, misureranno la temperatura, i parametri vitali, ascolteranno loro il torace. Ad ogni visita, tutto nuovo: tuta, guanti e mascherina. Gli italiani rimpatriati si nutriranno con catering monoporzione nelle proprie stanze e il cibo avanzato verrà distrutto. Un protocollo sanitario destinato con ogni probabilità a durare 14 giorni, come negli altri Paesi che hanno riportato a casa i loro cittadini. Poi il vero ritorno a casa.

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