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La Scozia non si arrende alla Brexit

La maggior parte degli scozzesi non si rassegna a lasciare l’Europa. Il Parlamento ha infatti approvato la richiesta di un nuovo referendum sull’indipendenza

Dopo l’uscita dall’Ue, il Regno Unito potrebbe iniziare a sfaldarsi a cominciare dalla Scozia. A pochi giorni dall’ufficializzazione della Brexit, il Parlamento scozzese ha infatti approvato la richiesta di un nuovo referendum sull’indipendenza (64 voti a favore e 54 contrari): nel 2016 la maggioranza degli scozzesi ha votato contro il “Leave“. Johnson ha già respinto la richiesta, affermando che la questione è già stata risolta nel 2014, quando gli scozzesi votarono “No” a un altro referendum: quello per l’uscita dal Regno Unito. Ma da allora le condizioni sono cambiate non di poco. Adesso non sono più in Europa.

«La Scozia sta subendo la decisione di altri. Il nostro paese lascia l’Unione Europea dopo che gli scozzesi hanno votato in massa per il remain nel 2016 e a favore dello Scottish National Party nelle elezioni di dicembre, il mio partito, che ha un unico grande proposito: rendere la Scozia finalmente indipendente da Londra e riportarla in Europa, la nostra casa». Sono le parole di Patrick Grady, parlamentare britannico e membro di punta dello Snp, partito guidato dalla First Minister, Nicola Sturgeon, durante la conferenza sul regionalismo promossa dall’Italian Society del King’s College di Londra.

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E sui social appare un video dal titolo “Scotland is Open”, una lettera d’addio all’Ue postata dall’account Scotland is Now, legato al governo scozzese. «Hey Europa – recita l’attore dalla spiaggia di un paesaggio mozzafiato – la Scozia ha un messaggio per te dalla nostra gente, dalle nostre università e aziende, dal profondo del nostro cuore: il nostro splendido Paese per te è aperto. Le nostre braccia sono aperte, le nostre menti sono aperte. E, sì, a volte anche le nostre nuvole si aprono – scherza mentre si sente un tuono -. Ma non lasciarti scoraggiare, Europa, continuiamo la nostra storia d’amore. La Scozia è aperta, la Scozia – conclude – è ora». Al messaggio del governo si è aggiunto quello personale della premier Nicola Sturgeon, che su Twitter promette: «La Scozia tornerà nel cuore dell’Europa come Paese indipendente».

La spinta indipendentista delle Scozia rischia di diventare un problema serio per il Regno Unito post Brexit. La maggior parte degli scozzesi non si rassegna di lasciare la Ue e seguire l’avventura del premier Johnson. Lo hanno detto nelle urne un mese fa, quando hanno consegnato agli indipendentisti dello Scottish national party (Snp) 47 dei 59 seggi scozzesi a Westminster, mentre i conservatori locali crollavano. D’altronde anche nel referendum del 2016 due terzi degli scozzesi avevano votato contro la Brexit. Nell’uscita dall’Unione l’europeista Scozia vede il rischio di 80mila posti di lavoro in bilico, di 120 milioni di euro l’anno di fondi strutturali in meno, di un mercato unico a cui sarà più difficile accedere, della mancanza di manodopera. Ma vede anche l’opportunità di tornare ad alzare la voce sull’indipendenza da Londra.

Ma il premier Johnson è stato categorico: un altro referendum non ci sarà. «Una nuova consultazione popolare minerebbe il risultato decisivo del referendum del 2014 e la promessa fatta al popolo scozzese che si trattava di un voto nell’arco di una generazione». I cittadini scozzesi erano stati chiamati a esprimersi sulla questione dell’indipendenza dal Regno Unito il 18 settembre del 2014. A vincere, con il 55,3% dei voti, era stato il «no».

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