Memorandum Italia-Libia: poche novità sui diritti dei migranti

A Tripoli continueranno ad arrivare mezzi e finanziamenti. E compare per la prima volta la questione dei diritti umani di profughi e rifugiati, ma con tempi e modalità vaghe

Chiusura progressiva dei centri di detenzione e collaborazione nel contrasto all’immigrazione irregolare in cambio di finanziamenti, senza però specificare le tempistiche. Nella bozza della rinegoziazione del Memorandum Italia-Libia sui migranti diffusa da Avvenire si legge il tentativo del governo di Roma di limitare, fino arrivare alla chiusura, il ricorso alla detenzione nei centri diventati famosi per i soprusi, le minacce, le estorsioni, le torture e le uccisioni da parte delle milizie che li controllano. Il documento, che stabilisce un sistema di coordinamento tra i due paesi per la gestione delle politiche migratorie, si è rinnovato automaticamente lo scorso 2 febbraio.

Nella bozza compaiono alcuni rilievi sul rispetto dei diritti umani di migranti e rifugiati. Compare la questione del «rilascio di donne, bambini e altri individui vulnerabili dai centri». Compare il tema della «chiusura di quei centri che, in caso di ostilità, siano più direttamente esposti al rischio di essere coinvolti nelle operazioni militari». Ma tanto manca. E la lettura del testo, poiché le parole sono importanti, racconta una precisa impostazione destinata a non sopire affatto e polemiche sul memorandum tra il nostro paese e un altro in guerra e dove i diritti umani non vengono rispettati. Le strutture di detenzione vengono definite sempre “centri d’accoglienza”, mentre le inchieste giornalistiche degli ultimi anni hanno raccontato di luoghi più simili a dei lager, sovraffollati, dove acqua e cibo scarseggiano, così come l’accesso alle cure sanitarie di base, mentre abbondano le violenze dei carcerieri. A tutto questo, anche per giustificare le richieste del governo italiano, non si fa cenno.

Nel documento è ribadita la «collaborazione» tra Italia e Libia. Collaborazione nella gestione dei flussi migratori e inquadrata nel rispetto generico di «trattati e norme internazionali consuetudinarie di diritto umano», inclusi i principi e gli scopi della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, convenzione che, come noto, in Libia non trova applicazione alcuna. E c’è la conferma dei soldi in arrivo. Alla Libia continueranno ad arrivare mezzi ed equipaggiamenti, da Italia, Europa e comunità internazionale. Certo, i libici devono impegnarsi – ma questo era un principio già presente e anche già palesemente nell’accordo raggiunto dall’ex ministro dell’Interno Marco Minniti – «a non riarmare le imbarcazioni consegnate o che saranno consegnate dall’Italia». C’è l’impegno a completare, con il sostegno dei fondi europei, il sistema di controllo dei confini meridionali libici, ma anche «ad avviare programmi di sviluppo per creare opportunità lavorative ‘sostitutrici di reddito’».

Nel documento si parla di «rilascio di donne, bambini e altri individui vulnerabili dai centri e alla chiusura di quei centri che, in caso di ostilità, siano più direttamente esposti al rischio di essere coinvolti nelle operazioni militari». Provvedimenti, questi, che non vengono però indicati come urgenti o immediati, così da rendere impossibile stabilire le tempistiche. Inoltre, le strutture di detenzione vengono definite sempre «centri d’accoglienza», mentre le inchieste giornalistiche degli ultimi anni hanno raccontato di luoghi più simili a dei lager, sovraffollati, dove acqua e cibo scarseggiano, così come l’accesso alle cure sanitarie di base, mentre abbondano le violenze dei carcerieri. E quindi nella bozza non c’è posto per parole come «stupri», «abusi», «tortura» usate dalle Nazioni Unite.

La Libia non ha mai firmato la Convenzione sui diritti umani. Ma il memorandum chiede al Governo di Accordo Nazionale l’applicazione, in un Paese che è, peraltro, in guerra. Nel paese manca anche una normativa nazionale settoriale che garantisca il rispetto dei diritti di migranti e rifugiati: la bozza di memorandum impegna la Libia a elaborarla. La questione del rispetto dei diritti umani è appaltata, come anticipato nei giorni scorsi, a Unhcr e Organizzazione internazionale per le migrazioni, le cui attività per l’assistenza e il supporto ai migranti soccorsi in mare dovrebbero, nelle intenzioni italiane, essere agevolate «sia nei punti di sbarco che nei luoghi in cui gli stessi saranno successivamente condotti».

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