Lolita, la terribile storia che ha ispirato Nabokov

Un classico della letteratura e della cinematografia. Ma soprattutto una storia vera. Lolita, la ninfetta nata dalla penna di Nabokov, sembra essere ispirata, nelle sue tristi disavventure, a fatti realmente accaduti: la terribile storia di una bambina innocente, l’undicenne Sally Horner

“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un breve viaggio di tre passi sul palato per andare a bussare, al terzo, contro i denti. Lo-li-ta. Era Lo, null’altro che Lo, al mattino, diritta nella sua statura di un metro e cinquantotto, con un calzino soltanto. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea punteggiata dei documenti. Ma nelle mie braccia fu sempre Lolita”.

Quello dell’opera letteraria di Vladimir Nabokov – che all’epoca della sua stesura ebbe non pochi problemi di pubblicazione – è forse oggi uno degli incipit più amati e memorabili. Un’adolescente precoce che, anche per i suoi atteggiamenti maliziosi, già suscita pericolosi desideri sessuali in uomini maturi; diabolica ninfetta, abile nella seduzione. In pochi non avranno mai sentito parlare di questa scandalosa opera, il racconto della malata ossessione di un professore di letteratura, ormai quarantenne, per una bambina quasi adolescente, Dolores Haze. Lolita è il soprannome dato dal protagonista maschile alla fanciulla, una giovane ribelle e con una sensualità particolarmente spiccata. E questo nome è ben presto entrato nell’immaginario collettivo per definire giovani seduttrici, ragazze ancora bambine ma che conoscono già pienamente il mondo della sessualità.

Una pubblicazione controversa, criticata e avversata da numerosi rifiuti, alla luce del tema scabroso di cui trattava, la pedofilia in un legame semi-incestuoso. Il delirio passionale per una minorenne appariva urtante per la morale comune, e ne ebbero paura i quattro editori americani che rifiutarono il manoscritto. Quel che ignoravano o sottovalutavano dell’opera erano la ricerca dei particolari e l’approfondimento della psiche e dei sentimenti dei protagonisti, nonché l’uso sapiente dell’arma dell’ironia che insidiava, smorzandoli, i passaggi più torbidi. La prima ad accettare fu nel 1955 l’Olympia Press, una casa editrice erotica di Parigi. Nel 1962 Stanley Kubrick ne trasse una trasposizione in quel grande classico della cinematografia – con Sue Lyon, Shelley Winters, James Mason e Peter Sellers – che contribuì enormemente alla diffusione del termine nella cultura di massa e a diffondere nel mondo una storia di tacite perversioni, superando i confini della letteratura e iniziando a descrivere un tipo umano. Una storia che, purtroppo, ha anche un fondamento nella realtà.

Lolita, Stanley Kubric (1962)

Il racconto di pulsioni erotiche sepolte, che emergono con virulenza nella quiete della provincia americana, mette a nudo le controversie della società borghese moderna. La vicenda narrata da Nabokov, la sconvolgente infatuazione del professor Humbert Humbert per la piccola Lolita, sembra avere qualcosa in comune con fatti realmente accaduti, risalenti proprio al decennio in cui l’opera fu completata. Nonostante, infatti, Nabokov affermò che l’idea del primo capitolo del testo gli venne sul finire degli anni ‘30, il racconto fu realmente scritto e completato solo negli anni Cinquanta. Il romanzo, tuttavia, non fu opera della fantasia dello scrittore ma si ispirava a fatti realmente accaduti, quali quelli che caratterizzavano la sordida storia di Florence “Sally” Horner.

La “vera” Lolita era un’undicenne rapita nel 1948 da un uomo di cinquant’anni di nome Frank La Salle, un meccanico allora disoccupato. Tutto ebbe inizio in un tragico mese di marzo in cui la povera ragazzina, convinta dai compagni della scuola che frequentava a Camden, New Jersey, rubò un quaderno del valore di cinque centesimi. Quel gesto, apparentemente innocente, finì per cambiarle la vita e costituire l’inizio di un incubo. A sorprendere Sally sfortunatamente fu l’uomo che, spacciandosi per un agente del FBI, minacciò di arrestarla per il gesto compiuto. Già noto agli agenti di polizia per crimini legati alla pedofilia, era, infatti, da poco uscito di prigione. Spaventandola a morte paventando le gravi conseguenze cui sarebbe potuta andare incontro, La Salle ottenne la sua attenzione. Anche se quel giorno la lasciò andare a casa, tempo dopo Sally lo ritrovò all’uscita da scuola. Terrorizzata e plagiata dalla malsana astuzia del criminale, sotto minaccia d’arresto, la convinse a presentarlo alla madre come il genitore di un’amica che avrebbe voluto portarla in vacanza al mare. La madre, ignara della reale situazione, accettò e quindi mise la figlia nelle mani del terribile stupratore.

A quel punto iniziò una lunga peregrinazione per gli Stati Uniti – esattamente come narra il romanzo – che li vide vagare e soggiornare in svariati motel. L’uomo era solito presentarsi come il padre e riuscì a iscriverla nelle scuole delle città che frequentavano, abusando ripetutamente della bambina, sequestrandola poi definitivamente dopo sei settimane e facendo sparire le loro tracce. La polizia iniziò allora la caccia all’uomo, senza successo. E l’incubo di Sally durò per ben due anni. Il 22 marzo del 1950 a San Jose, in California, 21 mesi dopo il rapimento, un vicino di casa, notando comportamenti ambigui, si rese conto che la ragazzina aveva qualcosa che non andava. Mentre La Salle era in città per cercare lavoro, Sally approfittò per confessare il tutto al vicino che le permise di chiamare la sorella, incalzata a chiamare l’FBI. Al ritorno dalle commissioni svolte, l’uomo trovò la polizia ad attenderlo, fu finalmente arrestato e condannato alla pena di 30 anni, che poi scontò nella prigione di Trenton situata nel New Jersey per sevizie e rapimento. La sfortunata “Lolita” fu quindi liberata e restituita alla famiglia. Ma, anche una volta tornata a casa, la vita di Sally non conobbe pace: in poco tempo la fanciulla cadde in mano alla ferocia della stampa, che si scagliava spesso, all’epoca, contro le vittime di stupro. La triste vita di una bambina innocente continuò così a essere violenta e senza scrupoli.

Il romanzo non si allontana mai dalla realtà, la sublima senza mai tradirla. Almeno fino all’ultimo capitolo. È proprio nel finale che Sally Horner smette di essere Lolita, per intraprendere una strada diversa. La conclusione della storia di Sally non è sfaccettata come quella del suo alter ego letterario, la sua vita si concluse in modo tragicamente banale. Una volta salvata dalle grinfie del suo aguzzino, ci si aspettò che Sally tornasse, semplicemente, a essere un’adolescente come tutte le altre. In famiglia il rapimento era un argomento tabù, non ci fu alcun terapista che l’aiutasse a superare il trauma. Se riuscì a superare l’anno scolastico fu solo grazie a Carol Starts, la vicina di banco sorda ai pettegolezzi, che in Sally non vide altro che una studentessa modello con cui era uno spasso andare a ballare. Ed è proprio ciò che fecero nell’ultima notte trascorsa insieme. Il weekend in cui Sally morì le due amiche si trovavano a Wilwood, paesino famoso all’epoca più per le discoteche che per la pulizia della spiaggia. Lì Sally conobbe John Baker, così bello da farle dimenticare le paure del passato. Così bello che Carol non ebbe niente da ridire quando la vide salire in macchina con lui per andare a visitare la città di Vineland. Non protestò perché non poteva immaginare che Sally sarebbe morta proprio su quella macchina, in un incidente d’auto, a soli quindici anni. Il destino non le fu amico e la giovane morì prematuramente il 18 agosto del 1952, appena due anni dopo dalla sua liberazione.

La tragica vicenda però ha fatto sì che la storia di Sally non fosse mai dimenticata perché impressa all’interno di un’opera, che per la sua controversa e scandalosa bellezza, non morirà mai, avendo trasformato in qualche modo l’infelice esistenza della ragazza “in qualcosa di prezioso ed eterno” perché non finisse sepolta per sempre nella “spazzatura della vita”. In molti insinuarono che le vicende di Lolita, narrate da Nabokov, traessero la propria origine dalle tristi vicissitudini che coinvolsero la piccola Sally. Le due storie, oltre a condividere infatti la medesima perversione di uomini adulti per ragazzine minorenni, contavano molti dettagli in comune. Sia Sally che Lolita vivevano con la madre, orfane di padre, e avevano più o meno la stessa età quando vennero rapite; in entrambe le vicende i sequestratori affermavano di essere i padri delle fanciulle e tutte e due vengono descritte poi a qualche anno di distanza dalle aggressioni: Lolita ormai sposata e incinta, Sally in compagnia di un altro ragazzo prima del suo mortale incidente.

Secondo alcuni, Nabokov, che completò gran parte del suo romanzo nel 1952, conosceva bene la storia di Sally Horner, giacché dagli anni Quaranta si era trasferito in America. Aveva, quindi, sicuramente letto i dettagli della vicenda sui giornali. Dettagli che, inconsciamente o no, fece confluire anche nel romanzo. Eppure, la scrittura de “L’incantatore”, il lavoro inedito del 1939, tende a dimostrare invece che l’idea del molestatore e della sua giovane vittima che in hotel si fanno passare per padre e figlia si agitasse nella mente dell’autore molto tempo prima del caso Horner. Ad ogni modo, è verso la fine dell’opera che si legge la seguente frase: “Ho forse fatto a Dolly quello che Frank La Salle, un meccanico di cinquanta anni, fece all’undicenne Sally Horner nel 1948?”. Una domanda che si pone Humbert, il protagonista di Nabokov, in uno dei suoi vani tentativi di autoassoluzione. E di cui noi, purtroppo, conosciamo l’amara risposta.

Tags

Marco Fallanca

Cosa ho fatto in tutti questi anni? Sono andato a letto presto. Ma soprattutto a teatro e al cinema. Partigiano del Web, opinabile e pedante opinionista, arbitro di calcio, disilluso podista, precoce e accanito cinefilo che possiede a casa una videoteca con oltre 9000 film. Già giurato del 61º TaorminaFilmFest, seguo da vicino festival e rassegne. Troppo fuori per quelli dentro e troppo dentro per quelli fuori, in realtà sono un genio ma è molto più comodo non darlo troppo a vedere. Attenzione! Preso troppo sul serio può nuocere gravemente alla salute.
Back to top button
Close

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi