Intercettazioni, trovato l’accordo: «Dovranno essere indispensabili e rilevanti»

Italia Viva alza il tiro contro la riforma della giustizia Bonafede, ma alla fine accetta una mediazione

Dalla prescrizione alle intercettazioni. L’offensiva di Italia Viva sulla giustizia continua. Ma alla fine la maggioranza ha trovato l’intesa su un subemendamento al dl intercettazioni firmato dai capigruppo in Commissione Giustizia. Il testo prevede che le intercettazioni disposte per un processo non possono essere utilizzate in altri procedimenti, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza o per reati molto gravi come lo spaccio di sostanze stupefacenti, contrabbando, pedopornografia, usura. Queste intercettazioni, per essere usate, devono essere sia «indispensabili» all’accertamento del reato, sia «rilevanti».

A rischiare di far andare sotto la maggioranza, questa volta, è stato un emendamento del senatore Pietro Grasso (Leu) che, recependo una sentenza della Cassazione, chiedeva di estendere l’uso delle conversazioni «in procedimenti diversi da quelli per cui sono stati disposti per reati la cui pena supera i 5 anni» (dalla pedopornografia ai reati contro la pubblica amministrazione). Per Pd, M5s, Leu niente di nuovo: era stato oggetto di un vertice la settimana scorsa e c’era l’accordo di tutti. Per i renziani all’improvviso non andava più bene tanto che l’emendamento è stato riformulato e presentato uguale a firma del relatore M5s Mario Michele Giarrusso. Solo così Italia Viva ha detto di essere d’accordo e la crisi è momentaneamente rientrata.

L’ennesima giornata di schizofrenia interna al governo è testimoniata dalle dichiarazioni degli esponenti della maggioranza. «Cambiano idea ogni minuto», si è lasciato scappare il grillino Giarrusso. La minaccia di rottura era stata annunciata dagli stessi renziani: «Voteremo lealmente la fiducia al testo proposto da Bonafede e approvato dal consiglio dei ministri», si leggeva nella nota. Quindi l’avvertimento: «Qualunque altra modifica potrà passare soltanto attraverso emendamenti condivisi da tutte le forze di maggioranza. Chi votasse emendamenti non condivisi con il resto della coalizione sarebbe responsabile della rottura della maggioranza. Ci auguriamo che prevalgano saggezza e unità». Ancora più netto l’intervento di Davide Faraone: «A scanso di equivoci – ha scritto su Twitter – noi votiamo la fiducia su decreto intercettazioni come chiesto dal governo. Per cambiarlo serve il consenso di tutti. Chi forza a colpi di emendamento spacca la maggioranza. Sì fiducia, no provocazioni».

Ma alla fine un’ulteriore riunione e un nuovo su emendamento ha messo d’accordo tutti. Dice che l’intercettazione si può usare a patto che essa sia «indispensabile e rilevante». Questo secondo aggettivo, «rilevante», dovrebbe consentire di votare in aula il decreto in poche battute.

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