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Prescrizione, se non si arriva ad un accordo Renzi chiederà la sfiducia per Bonafede

Il leader di Italia Viva interviene a Porta a Porta dopo giorni di tensioni nella maggioranza: «Non voglio morire grillino, sulla giustizia non ho cambiato idea come il Pd»

Lo scontro è ancora sulla prescrizione. «Penso proprio che se non si troverà un accordo sulla giustizia chiederemo la sfiducia individuale per il ministro della Giustizia Alfonso Bonofede entro Pasqua». È una delle “bombe” sganciate da Matteo Renzi durante il suo atteso intervento a Porta a Porta. La sfiducia a Bonafede e l’eventuale caduta del governo, tuttavia, per Matteo Renzi non possono essere letti in un rapporto di causa-effetto: «Sono un ottimista, spero prevalga il buonsenso», ha detto il leader di Italia Viva.

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«Non voglio morire grillino. Io sulla giustizia non ho cambiato idea: il Pd sì. Non è che adesso diventiamo la sesta stella e ci iscriviamo alla piattaforma Rousseau. Sono colpito da come il Pd ha seguito e inseguito i grillini». Il punto è che le divergenze non sono soltanto sulla giustizia. Anche sull’economia e sulle infrastrutture le distanze tra Italia Viva e il resto della maggioranza si stanno facendo siderali. O Italia Viva resta dentro l’esecutivo, con pari dignità e rispetto da parte del premier e delle altre forze politiche alleate, oppure starà fuori. «Ci hanno provato a cacciarci. Non ce l’hanno fatta, ma ci hanno provato raccogliendo i senatori responsabili. Ma se lo vogliono fare, perché il presidente del Consiglio o qualche suo collaboratore non ci vuole, è loro diritto provarci. La prossima volta farebbero meglio a riuscirci».

Per Renzi non si può più andare avanti così. «Tutti noi dovremmo darci una regolata. E per primo io. Non credo che una persona da sola possa decidere tutto. Ma non credo neppure che in questa fase politica si vada avanti con questi equilibri». E lancia la sua proposta di riforma istituzionale: «Faccio un appello a tutte le forze politiche: a Zingaretti, Di Maio, Crimi, Conte, Salvini, Meloni e Berlusconi. A tutti. Siccome così non si va avanti portiamo l’unico modello istituzionale che funziona, quello dei sindaci, a livello nazionale. Per me la soluzione è elezione diretta del presidente del Consiglio».

L’idea di eleggere direttamente il premier, secondo Renzi, apre due scenari possibili. «Il primo è il modello che noi avevamo fatto con il Nazareno che prevedeva un patto tra il premier e il capo dell’opposizione per le riforme. Era un patto istituzionale con un governo di un certo colore, ma Berlusconi non votava le mie leggi. L’altra ipotesi – aggiunge l’ex premier – è come il governo Maccanico, che peraltro non vide la luce, dove è il governo stesso ad essere istituzionale. La sintesi è che siamo in una fase in cui tutti litigano. E a me che sono semplicemente coerente ad esempio sulla giustizia, mi dicono che sono pazzo…».

Replica a distanza Nicola Zingaretti. «Credo che qualcuno agli italiani, e alle italiane, se continua così gli farà venire il mal di testa con questo chiacchiericcio insopportabile del quale non si capisce il fine», dice il segretario del Pd. «Noi – aggiunge Zingaretti – continuiamo a lavorare per riaccendere i motori dell’economia italiana, stando lontani dal chiacchiericcio e dai sotterfugi di Palazzo dei quali non se ne può francamente più». Categorico Riccardo Fraccaro: «Ho appena letto le agenzie. Posso solo dire che Alfonso Bonafede non si tocca», afferma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio commentando le parole di Matteo Renzi.

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