Cos’è il trattato di Schengen e perché se ne chiede la sospensione

Per paura di contagio da Covid-19 si torna a parlare della sospensione della libertà di circolazione. La reintroduzione dei controlli alle frontiere è prevista solo in casi eccezionali

Adesso che il coronavirus si sta diffondendo anche in Italia, il governo Conte deve fronteggiare le accuse del centrodestra per non aver disposto prima la quarantena di chi rientra da zone a rischio. A cui si sommano le richieste di misure più drastiche per bloccare il contagio: dall’allargamento dei controlli con gli scanner termici alle stazioni, al blocco navale contro migranti non controllati, via via fino alla proposta della Lega di bloccare la libera circolazione alle frontiere. «Chiediamo di valutare la sospensione temporanea dell’accordo di Schengen per poter mettere in campo controlli sanitari adeguati ai valichi di terra e nelle stazioni», ha detto ieri il presidente leghista del comitato Schengen, Eugenio Zoffili.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, primo morto in Italia

Per l’emergenza del coronavirus, si torna dunque a parlare della sospensione della libertà di circolazione garantita dal trattato di Schengen. In effetti, la reintroduzione dei controlli alle frontiere dei Paesi firmatari è prevista dalle regole del codice in casi eccezionali, ma può essere solo temporanea, proporzionata e motivata. Per esempio, vi si ricorre in caso di minaccia per l’ordine pubblico o per la sicurezza nazionale. La Commissione Ue può esprimere un parere, ma non può imporre un veto.

L’accordo, entrato in vigore nel 1995, stabilisce all’interno della spazio comune l’abolizione delle frontiere interne a favore di una libera circolazione delle persone. L’accordo prevede anche l’applicazione di regole e procedure comuni in materia di visti, soggiorni brevi, richieste d’asilo e controlli alle frontiere; il potenziamento della cooperazione e coordinamento tra i servizi di polizia e le autorità giudiziarie; la creazione e lo sviluppo del sistema d’informazione Schengen, un data base sofisticato che consente alle autorità competenti di scambiarsi dati relativi all’identità di persone e beni. Grazie al Trattato di Amsterdam del 1997, la cooperazione di Schengen è stata inserita nel quadro legislativo dell’Unione europea.

La convenzione fu firmata inizialmente da Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi, ma via via vi hanno aderito 22 Paesi dell’Ue: Spagna, Portogallo, Italia, Austria, Grecia, Danimarca, Finlandia, Svezia, Slovenia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria e Malta. Quattro Paesi che non sono nell’Ue (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) si sono associati, aderendo alla libera circolazione delle persone.

Dal 2006 a oggi, il Trattato di Schengen sulla libera circolazione è stato sospeso per 116 volte, secondo i dati della Commissione europea. Il primo Paese, nella lista dell’esecutivo Ue, è stato la Francia: otto ore, il 21 ottobre 2006, per manifestazioni di giovani radicali baschi a Saint-Pee-sur-Nivelle e Bayonne. Prima dell’emergenza migranti, il Trattato veniva sospeso per lo più in occasione di grandi eventi sportivi e summit internazionali, che riuniscono in uno stesso luogo i leader mondiali diventando luoghi ad alto rischio per il terrorismo.

L’Italia ha reintrodotto i controlli alla frontiera per il G8 di Genova nel 2001, per quello de L’Aquila nel 2009, e per il G7 di Taormina nel 2017. Il Belgio ha sospeso la libera circolazione per gli Europei del 2000 e il Portogallo per quelli del 2004, l’Austria nel 2008 e la Francia nel 2016. La Norvegia ha sospeso il Trattato in occasione della cerimonia dei premi Nobel nel 2009 e nel 2012, l’Estonia per la visita del presidente Usa nel 2014 e la Spagna per il matrimonio di re Felipe.

Negli ultimi anni, la maggior parte delle sospensioni sono state legate al terrorismo e all’emergenza migranti: Schengen è stato sospeso in Norvegia e Svezia nel luglio 2011 dopo la strage nell’isola di Utoya, dopo gli attacchi a Parigi del novembre 2015 la Francia ha disposto controlli alle frontiere fino a ottobre 2018. Tra il 2015 e il 2016, hanno fatto lo stesso, ma per limitare il flusso di migranti: Ungheria, Slovenia, Germania, Austria, Norvegia, Svezia, Danimarca. Allora, a mettere a rischio la libera circolazione in Europa era stato l’accordo nel governo tedesco sui respingimenti.

Tags
Back to top button
Close

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi